Monologo d'arte.
Complice un caffè, una brioche, tre donne al bar: Maria Grazia, Nadia e Cristina.
Sei scarpe scivolate via, una dopo l'altra.
Tre donne completamente scalze sotto al tavolino.
Sei piedi nudi che ormai si sono trovati, mescolati e intrecciati sotto al tavolo. Non si capisce più di chi è quel piede, dove inizia uno e finisce l'altro. Un groviglio caldo, lento, complice.
Maria Grazia allunga le dita e accarezza piano la caviglia di Nadia.
Nadia risponde infilando il suo piede tra quelli di Cristina.
Cristina chiude gli occhi un attimo, appoggia entrambi i suoi piedi sopra gli altri e li tiene lì, fermi.
Restano così per un po'. Sopra, tre amiche che finiscono il caffè. Sotto, sei piedi scalzi che non hanno nessuna voglia di separarsi.
Poi il barista si avvicina: "Altro?"
Le tre si guardano, ridono. È il segnale.
Lentamente, a malincuore, i piedi si sciolgono. Si sfilano uno dall'altro, si cercano ancora un'ultima volta con un piccolo sfioramento d'addio.
Una per una, si chinano e si rimettono le scarpe. Con calma.
Si alzano, pagano, escono dal bar scalpicciando sui tacchi come se niente fosse.
Ma mentre attraversano la strada, Maria Grazia dice piano, senza guardare le altre:
"Domani, stesso posto. Senza scarpe fin dall'inizio."
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