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Per riflettere.

--- Succede sui social come nella vita reale: persone che ti cercano, ti aggiungono, ti salutano, ti sorridono. Parte quell’incantesimo strano, quella scintilla che ti fa pensare “ok, forse qui nasce qualcosa”. Un interesse, una curiosità, un filo che si intreccia. Poi, all’improvviso, senza un motivo che abbia un senso, l’incantesimo si spezza. Non un litigio, non un malinteso, non un gesto sbagliato. Solo silenzio. Tu scrivi, loro non rispondono. Tu provi a capire, loro spariscono. E la cosa più assurda è che non c’è nemmeno un perché da inseguire: semplicemente ti ignorano. È vero, ognuno è libero di fare ciò che vuole, ci mancherebbe. Nessuno è obbligato a restare, a parlare, a spiegare. Ma c’è una cosa che non passa mai di moda, né online né fuori: il rispetto. Quella piccola, grande forma di educazione che non costa nulla, ma che fa la differenza. Perché chiudere una porta è legittimo, farlo sbattendola in faccia agli altri è solo mancanza di stile. E la cosa più curiosa è che qu...

Monologo d'arte, per vincere il caldo.

Fa caldo, molto , troppo caldo. Allora la mente corre dove il sorriso nasce da solo: una piscina, l’acqua fresca che invita, e un gruppo di amiche che si godono quel refrigerio come un piccolo rito estivo. Le amiche nuotano lente, poi qualche tuffo, spruzzi leggeri, risate che scivolano nell’aria bollente. Una musica dolce arriva come un soffio, quasi un vento che non c’è, e tutte si lasciano accarezzare dall’acqua fredda, gli occhi chiusi, un sospiro di sollievo che scioglie il caldo e accende un sorriso complice. La musica continua, guida, ispira. Parte una piccola coreografia spontanea: in acqua i piedi delle amiche si incontrano, si sfiorano, si cercano. È un momento divertente, leggero, il piedino tra donne che diventa gioco, disegno, figura. Le loro gambe tracciano forme nell’acqua, piccoli cerchi, linee, intrecci che sembrano creati apposta per celebrare la freschezza che finalmente vince sull’afa. Ora è l’acqua la vera complice: fresca, brillante, quasi luminosa sotto il ciel...

Monologo d'arte:la musica rock e l'arte del piedino tra donne.

Nel salone luminoso di Maria Grazia, quella mattina, le Amiche del caffè erano arrivate una alla volta, portando con sé il loro solito carico di sorrisi e piccole magie quotidiane. Delfina con una torta alle pesche, Ivonne con un mazzo di fiori, Luisa con un paio di storie buffe, Loredana con la sua energia contagiosa, e poi le altre: Nadia, Cristina, Simona e tutte le altre, pronte a trasformare un semplice incontro in un momento speciale. Si sedettero attorno al grande tappeto chiaro, il “cerchio delle idee”, che ormai era diventato il loro piccolo palco personale. E come sempre, senza nemmeno pensarci, i loro piedini si sfiorarono, si cercarono, si salutarono con quella naturalezza che solo l’amicizia sa creare. Un tocco leggero, un incrocio buffo, un piccolo gesto che faceva ridere tutte. «Ogni volta i piedini iniziano prima di noi» disse ridendo Nadia.   «Sono più veloci a fare amicizia» aggiunse Cristina.   «E più sinceri» concluse Simona, muovendo il suo piedi...

La potenza della musica.

Significa vivere la musica rock come un rito: ascoltare non è solo mettere su dei brani, ma entrare nell’energia del live; creare una playlist di musica rock live vuol dire costruire una sequenza che cresce, si accende, esplode; nel vivo di un bel conto alla rovescia aggiunge la tensione, l’attesa, il brivido prima dell’impatto. In sintesi: vuol dire preparare un momento che parte piano, si carica, e poi ti travolge come se fossi sotto palco. È come se ogni brano fosse un gradino: sali, senti il pubblico che si accende, le chitarre che scaldano l’aria, la batteria che pulsa sotto i piedi. Il countdown scorre, ma non è un timer: è un invito. Ti dice “preparati”, ti dice “sta per succedere”, ti dice “sei dentro”. E quando mancano pochi secondi, la playlist è già diventata un piccolo palco immaginario: le luci si abbassano, il pubblico mormora, la tensione vibra. Allo zero, il pezzo parte e ti investe. Non stai più ascoltando: stai partecipando. Significa che quel conto alla rovescia non ...

Monologo d'arte.

Delfina, Ivonne, Luisa e Loredana erano sedute in cerchio a ridere come bambine mentre giocavano al loro buffo “piedino delle amiche”, un gioco innocente fatto di sfioramenti, risatine e piedi che si muovevano come ninja fuori controllo. Ognuna aveva la sua tecnica: Delfina fulminea, Ivonne già piegata dal ridere, Luisa che cercava invano di restare seria e Loredana che fingeva calma per poi colpire a sorpresa. All’improvviso la porta si aprì: entrò Maria Grazia, che si trovò davanti quattro donne con i piedi intrecciati e le facce congelate in pose assurde. Dopo un secondo di silenzio disse: “State facendo yoga… o una seduta spiritica dei piedi?” e scoppiarono tutte a ridere. Senza capire le regole, infilò il piede nel cerchio e annunciò: “Io gioco così, poi mi spiegate!”, mandando il gruppo nel caos più divertente della giornata. 

Monologo d'arte.

Una notte sul Lago d'Iseo Sono le 23:00.   L’aria di Sarnico è calda e profuma di lago.   Il molo è quasi deserto, solo il suono dell’acqua che batte piano contro le barche. Io e la mia signora.   La Regina Maria Grazia, scalza e con un vestito leggero che si muove col vento.   Mi sorride e mi tende la mano: “Andiamo?” Salpiamo.   Inizia la nostra navigazione notturna.   Da Sarnico a Iseo e ritorno. Il motore fa poco rumore, il lago è una lastra nera che riflette la luna e le prime stelle.   Le luci dei paesi scivolano sull’acqua: Paratico, Predore, Tavernola… e poi in lontananza Iseo che brilla.   Niente fretta. Solo il fruscio dell’acqua sotto la barca e le nostre voci basse. La Regina Maria Grazia si siede a prua, i capelli sciolti, gli occhi puntati su Monte Isola.   Io guido piano, ogni tanto la guardo.   Questa notte sa di libertà, di silenzio e di noi due. Arriviamo a Iseo. La riva...

Monologo d'arte.

È un pomeriggio d’agosto, caldo e pigro.   Siamo sedute in cerchio sul terrazzo, piedi nudi e sandali messi da parte.  *Delfina* e *Cristina* chiacchierano animate, bicchiere di limonata in mano. Ogni tanto si incrociano i piedini per gioco: Delfina allunga il piede e sfiora con le dita quello di Cristina, che scoppia a ridere e glielo restituisce con un colpetto birichino.   Tra una storia e l’altra si fa gara a chi ha lo smalto più estivo. Corallo per Delfina, pesca per Cristina. I piedini scalzi si rincorrono sull’erba sintetica, un tira e molla di chiacchiere e risate. A metà frase, si apre il cancello.   *Sorpresa.*   Arrivano *Maria Grazia* e *Loredana*, con borsa a tracolla e occhiali da sole ancora sul naso. Maria Grazia entra e fa subito: “Ma che bella assemblea scalza!”   Loredana si siede di peso sulla sdraio libera, si toglie i sandali e allunga subito i piedi: “E io che pensavo di arrivare tardi alla festa”. In un attim...