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Monologo d'arte: due amiche al bar.Monologo d'arte: Due amiche al bar. Il molnologo è inventato ma, ispirato da qualcosa di vero, reale, una bella amicizia. Due amiche al bar. *Due amiche al bar* L’amicizia tra MG e Simo, e poi anche Marco, è nata in oratorio. Tra partite a pallone nel cortile, catechismo la domenica e le sagre d’estate. Ora sono anni dopo. Simo ed MG al bar. Tavolino vicino alla finestra, due caffè fumanti e una brioche da dividere. Complici i monologhi d’arte di Marco, non vedente e marito di MG. Marco scrive di quadri che non può vedere, ma che racconta meglio di chiunque. Parla di luce, di mani, di silenzi che hanno un colore. MG legge ad alta voce. Simo ascolta, poi legge lei. Così, tra un sorso e l’altro, tra una parola e una risata, i monologhi di Marco diventano nostri. Li commentiamo. Ci perdiamo nei dettagli. Ci ritroviamo. E succede una magia, semplice. Parte il piedino fra le due donne. Un tocco sotto al tavolino, per sbaglio all’inizio. Poi no. Simo alza gli occhi dal foglio e sorride. MG non si tira indietro. Il bar fa rumore, ma al nostro tavolo si è fatto spazio un altro silenzio. Quello complice. Quello che non ha bisogno di spiegazioni, solo di continuare a leggere insieme il prossimo monologo di Marco. Marco non c’è, ma è qui con noi. La sua voce è nelle righe che MG ha sottolineato con la penna blu. “Il blu di una sera d’inverno”, legge Simo, e MG annuisce piano. Il piedino torna. Più deciso. È un gioco che non fa male a nessuno. È fiducia. È il ricordo dell’oratorio che ci ha insegnato a stare vicine, anche senza parole. Finisce la brioche. Restano le briciole e i fogli sparsi. Il barista ci guarda e ci porta due bicchieri d’acqua. “Ancora un caffè, ragazze?” MG chiude gli occhi un attimo. “Ancora un monologo”, risponde. Simo piega un angolo del foglio, come si faceva con i libri dell’oratorio. Segna il punto. Il prossimo sarà per la volta dopo. Ma il piedino non ha fretta di smettere. Resta lì, leggero, a dire quello che le parole tengono piano. Fuori Bergamo si muove. Dentro, al nostro tavolino, il tempo si allarga. Marco a casa starà scrivendo. Forse proprio di noi due, senza saperlo. Di due amiche che hanno imparato a leggersi, prima con gli occhi sui suoi monologhi, poi con un tocco sotto al tavolo. Quando ci alziamo, raccogliamo i fogli con cura. Li rimettiamo nella borsa di MG, accanto al rosario dell’oratorio che non ha mai tolto. Ci salutiamo con un abbraccio che sa di prima comunione e di adesso. “Alla prossima lettura”, dice Simo. “Alla prossima magia”, risponde MG. E il piedino, per un attimo ancora, si cerca sotto al bar. La settimana dopo torniamo. Stesso tavolo, stessa finestra, stessa brioche da dividere. Marco ci ha mandato un monologo nuovo. Si intitola “Le mani che si trovano al buio”. MG inizia a leggere. La voce le trema appena. Simo non serve che legga. Ascolta, e sotto al tavolo il piedino parte prima ancora della prima frase. Questa volta non è un caso. È appuntamento. Ridiamo piano, per non farci sentire. Perché certe complicità nascono in oratorio, crescono con gli anni, e trovano casa tra un caffè, una brioche, e il silenzio che solo due amiche sanno tenere. Quel giorno Marco ci scrive sul gruppo: “Come vanno i miei quadri letti?” MG gli manda una foto: i fogli, due tazzine vuote, le nostre mani vicine sul tavolo. Senza dire altro. Marco risponde con una nota vocale. La sua voce è bassa, tranquilla. “Se vi trovate, vuol dire che ho scritto bene. Continuate.” E noi continuiamo. Con l’autunno arrivano monologhi più scuri, di quelli che parlano di ombre e di luce che torna. MG li legge più piano. Io ascolto con la fronte appoggiata alla mano. Il piedino non chiede permesso. Sa già dove andare. Un pomeriggio il bar è pieno. Rumore, piatti, voci. Ma noi siamo nel nostro oratorio di adesso. Tre sedie: una vuota per Marco, due occupate da noi. Finito il monologo, restiamo in silenzio. Simo prende la penna blu di MG e sottolinea una frase: “Ci si riconosce al tatto, prima che alla vista.” MG guarda quella riga, poi guarda me. Sotto al tavolo il piedino si ferma un secondo. Poi preme. “È colpa di Marco, se siamo così”, dice MG, e ride. “È merito dell’oratorio”, rispondo io. Paghiamo, salutiamo il barista, infiliamo i fogli nella borsa. Fuori l’aria sa di castagne. Camminiamo fianco a fianco verso casa, lente. E sappiamo già che la settimana prossima ci sarà un altro caffè, un’altra brioche, un altro monologo. E che sotto al tavolo, come sempre, parleremo anche senza parole.

Spotify.

Scopro Spotify grazie a mia figlia.   Nel 2022 inizio a usarlo con il mio smartphone. Ne resto colpito e affascinato.   Per chi come me, in Italia, non può permettersi di acquistare CD, Spotify è un’alternativa che ci sta.   E per uno come me che vive 24 ore su 24 con la musica, suonata, ascoltata e composta, quella di Spotify è un’opportunità da cogliere al volo.   Nel 2022 inizio ad ascoltare la musica su Spotify.   Si rivelerà per me una bella avventura. Perché non solo ritroverò la grande musica del passato, la musica senza tempo, ma avrò modo di ascoltare la musica del presente, di scoprirne di nuova, e di ascoltare anche quella del futuro.   Insomma, Spotify si rivelerà per me non solo il piacere di ascoltare la musica.   Si rivelerà per me una terapia vera.   Con le cuffie, ascoltando la musica, mi rilasso o mi ricarico a seconda del momento.   La notte, quando Bergamo dorme, metto le cuffie...

Il sabato di Maria Grazia.

*I sabati di Maria Grazia*  Il primo sabato di Maria Grazia è nato quasi per scherzo.   Io e mia moglie eravamo contenti ed entusiasti per un viaggio a Vienna.   Il primo sabato di Maria Grazia, una settimana dopo il ritorno da Vienna, Maria Grazia ha preparato una pizza.   Era sabato sera. Eppure quel sabato sera aveva un sapore diverso.   Da quel momento è nata una bella tradizione: *Il sabato di Maria Grazia*.   Uno spazio tutto nostro.   Al sabato, Maria Grazia prepara qualcosa per la serata.   A volte è pizza, a volte una torta salata, a volte solo un tagliere con cose semplici.   Non importa cosa finisce in tavola. Importa il tempo che ci mettiamo.   Nel pomeriggio, mentre lei è ai fornelli, ascoltiamo insieme la musica.   Io corteggio la mia signora con uno sguardo, con una battuta, con una canzone messa apposta per lei.   Chiacchieriamo di cose grandi e di cose picc...

I conti alla rovescia.

*I conti alla rovescia* C’è una bellezza particolare in un conto alla rovescia per un lieto evento.   Come per magia, tutto diventa più bello, più surreale. Anche la quotidianità.   È bello avvertire lo scandire del tempo che passa come una clessidra.   Ed è attesa.   Ogni azione si amplifica. Il caffè sa di festa, un film alla sera ha un altro peso, una canzone ti arriva più dentro.   Il conto alla rovescia è quello stato che ti fa stare bene anche quando non stai bene.   Anche quando la salute fa i capricci.   Anche quando hai delle preoccupazioni.   Anche quando, per vari motivi o cause di forza maggiore, la mente è stanca.   Ma sei nel vivo di un conto alla rovescia e allora ti rilassi.   Guardi un film. Ascolti la musica. Contento, perché sei nel vivo di un conto alla rovescia.   L’attesa di un lieto evento è qualcosa che ti ricarica di energie.   Ti fa sentire vi...

La notte.

Vivere la notte ha un altro ritmo.   C’è un gruppo WhatsApp che ci tiene svegli con le parole e non con il rumore: *“E poi arriva la notte”*.   È lì che, di tanto in tanto, la mia notte comincia davvero. C’è una bellezza che appartiene solo al silenzio notturno.   Bergamo dorme. La città trattiene il fiato.   Alle *03:00 del mattino* la mia sveglia suona, ma non è una costrizione.   È l’appuntamento con la mia pace interiore. Con una felicità semplice. Mi siedo alla tastiera.   Scrivo sul mio blog personale. Compongo versi.   Creo musica a tavolino, nota dopo nota, nel silenzio.   Di notte è tutto diverso. È più surreale, più vero.   Le idee non urlano. Si posano. E poi succede la parte che amo di più.   Qualche gentile signora del gruppo *“E poi arriva la notte”* lascia un saluto.   Un pensiero, un “buona veglia”, una luna fotografata dal balcone.   Io, immerso in que...

La partita.

Monologo d'arte. partita Norvegia-Francia.ilogo. --- partita Norvegia Francia, tre donne sono al bar: una norvegese, l'altra francese, e Maria Grazia. Fischio d'inizio, la partita comincia e, complice un sorriso delle tre donne e una birra fresca, ecco che sotto il tavolo parte, in modo innocente, amichevole, di condivisione e conoscenza, sul ritmo della partita, parte il piedino fra le tre donne. Il bar è pieno, ma il tavolino delle tre donne sembra avere una sua atmosfera speciale. Ingrid, la norvegese, alta e bionda, sorride tranquilla. Claire, la francese, ha occhi vivaci e gesticola anche quando non serve. Maria Grazia è elegante, calma, con quella scintilla che accende tutto. Fischio d’inizio. Le tre sollevano i bicchieri. «Alla partita!» dice Ingrid. «E alla nuova compagnia!» aggiunge Claire. Maria Grazia sorride: «E alla birra fresca, che aiuta sempre.» Sotto il tavolo, però, succede la magia delle cose non programmate. Un tocco leggero parte dalla norvegese, forse ...

Wow.

è il 26 giugno, sono contento, il mio secondo conto alla rovescia del 2026 va avanti spedito, la musica, le partite dei mondiali, rendono le mie giornate già belle, ancora più belle. Il tempo vola, giugno e quasi al termine, e sono felice. Mentre mi godo questa giornata di venerdì 26 giugno, penso già al weekend, e a sabato 27 giugno, sabato di Maria Grazia, e sono felice. Ora, in più, avrò due radio a rendere più mdisdistensive le mie giornate, radio che ascolterò con Alexa: due radio della Svizzera Italiana: Radio Ticino, e Radio RSI, entrambe le conduttrici delle radio, mi hanno inviato un saluto su WhatsApp, fantastico. Tutto questo è vita.