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Notti siciliane.

Dal 7 al 12 settembre, in Sicilia, le giornate sono state belle, luminose, piene di quella calma che solo l’isola sa dare. Ma le serate… quelle sì che sono state davvero speciali. Sei serate una più bella dell’altra, tutte diverse, tutte vive, tutte con quel ritmo lento e profondo che solo la Sicilia conosce. Dalle 17:30, quando la luce cominciava a scendere e il cielo si faceva più morbido, la casa si animava. In cucina iniziava il piccolo rito della cena: odori che si mescolavano, profumi che si rincorrevano, pentole che borbottavano, chiacchiere che si accendevano. E poi il mito del telegiornale, che in Sicilia resiste ancora come un appuntamento sacro, quasi un segnale che la sera è davvero iniziata. La cena arrivava come un momento di festa. Tutti seduti, tutti presenti, perché in Sicilia il cibo non è solo qualcosa che si mangia: è memoria, è racconto, è un modo per stare insieme. Ogni piatto tipico portava con sé un ricordo, un aneddoto, una storia di tempi andati. E mentre si m...

Il sabato di Maria Grazia.

Terminata la bella settimana in Sicilia, sono qui adesso , a casa, nel mio sabato di Maria Grazia. Lo vivo al presente, lo sento addosso: lei che porta calma, ritmo, quella serenità che rimette tutto in ordine senza dire una parola. Io mi muovo tra le stanze con ancora l’eco del viaggio nelle ossa, ma già con la testa proiettata avanti, perché settembre non mi lascia fermo un attimo. Penso ai prossimi eventi, alle prossime giornate wow che stanno arrivando. Il 21 settembre è lì, vicino, lo vedo come una porta che sta per aprirsi. Il 28 settembre segue subito dopo, come un secondo colpo di scena. E poi il ritorno a Brescia , che mi aspetta e completa il mese, lo chiude con un senso di continuità, di movimento, di cose che scorrono bene. Mentre cammino in casa, sento che sto vivendo un settembre pieno, vivo, che mi accompagna senza pause. Il buon momento iniziato con il secondo conto alla rovescia del 2026 lo sto vivendo adesso , non è un ricordo: è qui, presente, e continua a sorprend...

Notte surreale.

Lunedì 7 settembre 2026, notte a Chiuduno. La casa è silenziosa, e io sono sveglio da un pezzo. Non riesco a dormire, ma non è un problema: certe notti non vanno dormite, vanno vissute. È la notte della partenza, quella che aspettavo da settimane, quella che ha trasformato ogni giorno in un tassello del conto alla rovescia. Chiuduno fuori è fermo. Le strade sono vuote, le luci dei cortili spente, l’aria fresca che entra dalle finestre sembra dire che l’estate sta finendo ma non vuole ammetterlo. Io cammino piano per casa, senza fare rumore, come se stessi rispettando un rito. Le valigie sono lì, pronte, e ogni volta che le guardo mi sembra di sentire già l’odore del mare siciliano. È una notte sospesa. Non sono più nei giorni dell’attesa, ma non sono ancora nel viaggio. Sto in mezzo, in quel punto preciso dove il cuore batte un po’ più forte e la mente corre avanti, immaginando l’arrivo, la luce, il caldo, la prima mattina in Sicilia. Questa notte a Chiuduno non è una notte qualsiasi. ...

Monologo d'arte.

Monologo d'arte: Una birra fresca in tarda sera, quattro donne, Nadia, Cristina, Martina e Maria Grazia, sedute attorno a un tavolino all’aperto, con quell’aria di fine giornata che rende tutto più morbido e leggero. La birra è appena stata servita, il vetro freddo, la schiuma che scivola piano. Le luci del locale sono calde, la strada tranquilla, e il loro tavolo è un piccolo rifugio di risate e confidenze. Sotto il tavolo, quasi senza che nessuna lo decida davvero, parte quel loro gioco leggero, spontaneo, che nasce sempre quando l’amicizia è così forte da trasformare ogni gesto in un sorriso. Nadia è la prima a muovere il piede, un tocco lieve, come un “ci sono”. Cristina risponde con un colpetto rapido, trattenendo una risatina. Martina entra nel gioco con un piedino curioso, un po’ timido ma divertito. Maria Grazia, con la sua naturalezza, infila il piede in mezzo agli altri tre, creando un intreccio buffo che fa ridere tutte. Le birre si scaldano, le chiacchiere scorrono, e s...

La vigilia.

Domenica 6 settembre è l’ultimo giorno di un conto alla rovescia iniziato il 28 luglio. Un percorso lungo, bellissimo, che si chiude alle 23:59 di questa stessa domenica, quando l’attesa farà il suo ultimo respiro. Poi arriva la notte tra il 6 e il 7 settembre: la notte bella e surreale, quella che accompagna verso la partenza. Una notte lunga, silenziosa, sospesa, che sembra camminare piano per non disturbare l’emozione che cresce. E poi il 7 settembre si sveglia. Il giorno che apre gli occhi lentamente, con quella luce che sa di viaggio. La prima colazione insieme a Maria Grazia, semplice e speciale, è il primo gesto del giorno della partenza. Dopo mezzogiorno, finalmente, si parte. Una fine dolce, un inizio ancora più bello. 

Musica, un linguaggio universale.

La musica degli anni 2000 mi ha fatto sognare e ballare proprio come quella degli anni 80 e 90. Ogni decennio ha avuto il suo fascino: negli anni 80 c’era la magia del registratore, della radio, delle musicassette; negli anni 90 lo stereo, le cassette, i CD, quel rito bellissimo di premere play e lasciarsi portare via. Negli anni 2000 la tecnologia è venuta incontro a noi non vedenti: i computer, le sintesi vocali, gli assistenti, internet, il web. Un mondo nuovo che ha reso tutto più semplice, più accessibile, più immediato. Ma il fascino è rimasto immutato: ascoltare la musica, sentirla vibrare dentro, ballare, lasciarsi andare. Quella magia non è cambiata mai. E poi c’era quella sensazione unica: accendere un dispositivo, qualsiasi fosse, e sapere che da lì a un attimo una canzone avrebbe riempito la stanza. Negli anni 80 era magia pura, negli anni 90 era un rito, negli anni 2000 è diventato tutto più veloce, più comodo, più accessibile. Ma l’emozione non ha mai perso intensità. La ...

Musica e ricordi.

Ho vent’anni e ascolto la radio ogni sera. In questo periodo vanno fortissimo i programmi dedicati alla musica degli anni ’60: jingle un po’ retrò, voci che raccontano storie di un’epoca che per me sembra lontanissima. Io, con l’aria di chi si sente già moderno, li prendo in giro. Mi sembra roba da nostalgici, da quelli che guardano indietro invece di andare avanti. Passano gli anni senza che me ne accorga. Ora accendo la radio e scopro che sono tornati di moda gli anni ’80 e ’90. Le canzoni che ascolto non sono più “quelle dei grandi”: sono le mie, quelle che mi hanno accompagnato, quelle che mi hanno fatto crescere. E mentre scorrono, mi ci ritrovo dentro completamente. Mi viene da ridere: wow, alla fine ci casco anch’io. Quella nostalgia che prendevo in giro adesso è la mia. La cosa bella però è che, quando negli anni ’80 e ’90 ascoltavo le canzoni alla radio, immaginavo già le donne scalze che ballano, leggere, spontanee, come se la musica uscisse direttamente dai loro passi. E ade...