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Ricordi.

mare mare mare, voglio annegare, portami lontano a naufragare, via via via da queste sponde, portami lontano sulle onde. Nel silenzio di questa notte calda e surreale di luglio, mi tornano in mente questi versi scritti dal maestro Franco Battiato, e questi versi mi ricordano una canzone che mi ha accompagnato mi accompagna e mi accompagnerà nella vita come tutta la discografia del maestro siciliano, già, e proprio questi versi, queste note, mi ricordano momenti di vita vissuta, momenti belli, meno belli ma pur sempre vissuti, in Sicilia, la terra dei miei genitori, la terra delle mie origini, la terra che così tanta musica mi ha ispirato, la terra, dove ho incontrato e sposato Maria Grazia, la donna della mia vita, la vita mia; ed'è proprio nel silenzio della notte che il ricordo di quei giorni, di quelle notti, si fa ancora più vivo, più+ lucido; ricordo odori, sapori, gioie, felicità e qualche dolore, già perchè, tante, molte persone che ho avuto intorno in quei momenti, aimè, ci...

L'arte.

     in questa calda notte surrealed di luglio, il bel ricordo delle notti a chiacchierare con le gentili signore dei miei gruppi dedicati, in particolare durante le notti della pandemia, per tirarci un pò sù+, sognavamo, immaginavamo belle notti tutte insieme scalze a chiacchierare; così, in questa bella notte surreale di luglio, quel ricordo mi ha ispirato dei versi, nulla di trascendentale, dei versi poetici per esaltare la bellezza dell'arte infinita, dell'arte senza confini ma con un unico confine, il rispetto per la persona. *La notte delle amiche scalze* È notte fonda.   Un gruppo di donne scalze è seduto in cerchio, fuori, sul pavimento ancora tiepido. Nessun rumore, solo il silenzio notturno che le avvolge. Chiacchierano sotto voce. Poche parole, quelle vere. Ridono piano, si raccontano la giornata, i pensieri, le piccole cose.   L’aria è fresca e le rende complici. E mentre chiacchierano, avvolte dal silenzio della notte, parte innocente....

La notte.

     È un buon momento.   Una bella estate, nonostante tutto, che promette bene.   Sono contento e felice.   I miei pomeriggi li allieta il Tour de France, con quelle salite che ti tengono col fiato sospeso.   Le mie serate le rendono più belle e surreali i Mondiali di calcio, con l’adrenalina e l’emozione di ogni partita.   E tutto questo nel bel mezzo di un conto alla rovescia: iniziato il 22 giugno e che terminerà il 22 luglio.   E poi, subito dopo, dal 23 al 26 luglio… tre giornate wow.   Ma la cosa più incredibile è un’altra: questi giorni di attesa hanno portato energia nuova, positiva.   Un’energia che so già porterà riscontri belli per il proseguo di quest’anno, e non solo. Sono contento, sono felice.   E oltre ad attendere il 2027, la nuova alba per cui sto camminando dal 5 agosto 2020 — il giorno in cui è iniziata la mia pensione —   non è poi più così lontana....

Monologo d'arte: Al bar del centro commerciale.

                    Complice un caffè, al bar del Centro Commerciale Rossetto di Rezzato due donne: Maria Grazia, e la gentile signora del bar. Si conoscono da tempo. Mentre prendono insieme il caffè e chiacchierano, sotto il tavolo, complice il caffè, parte il piedino fra le due donne. Il bar è tranquillo. “Tanto ora non c’è coda” dice la signora del bar, appoggiando anche la sua tazzina. Parlano del più e del meno. E sotto il tavolo inizia il gioco.   Prima un tocco leggero. Poi, quasi all’unisono, *entrambe fanno scivolare via i sandali*.   Piedi nudi ora, più liberi. Il piedino di Maria Grazia sfiora la caviglia dell’altra.   Risposta immediata: un cerchio lento sul collo del piede.   Poi succede: *i piedi delle due donne si intrecciano*. Caviglia con caviglia, pianta contro pianta, in un groviglio complice sotto al tavolino. *“Oggi è particolarmente birichina, vero?”* dice Maria Graz...

Monologo d'arte: Al bar.

          Con il ventilatore acceso che muove le tendine e l’odore del caffè nell’aria, le 11 de Le amiche del caffè sono tutte intorno al tavolino:  Maria Grazia, Nadia, SimonaP, SimonaF, Lucia, Roberta, Lorena, Ivonne, Luisa… più altre due amiche del gruppo che si sono aggiunte per il caffè di oggi. Sotto al tavolo, senza dirlo a voce alta, parte il gioco.  Un tocco di piedino “per sbaglio” tra Maria Grazia e Nadia. SimonaP scoppia a ridere perché SimonaF le ha sfiorato la caviglia. Lucia fa finta di niente ma ricambia con un colpetto lieve a Roberta.  Lorena guarda Ivonne e alza un sopracciglio: sfida accettata. Luisa, l’ultima ad accorgersene, entra anche lei e il tavolo diventa un via vai di piedini leggeri, risate soffocate e sguardi complici sopra le tazzine. Niente di malizioso, solo quell’energia da amiche che si conoscono da anni: condivisione, confronto, un po’ di competizione buona e tanta allegria. Ogni volta che il ventilatore d...

Bilancio primo semestre anno 2026.

                                             Bilancio primo semestre anno 2026: 1 gennaio 30 giugno 2026. L'anno l'ho iniziato bene, a gennaio, il primo conto alla rovescia per il 2026, e belle giornate con prime colazioni wow, uscite, belle giornate nel bresciano, pranzi wow; e poi febbraio, un fine settimana bellissimo in Sicilia, con le olimpiadi da contorno, (Milano-Cortina), e pòoi, le paralimpiadi, ma dopo il weekend in Sicilia i miei ritmi sono rallentati, mi sono mancati, i ritmi vertiginosi del 2025, e nonostante le belle giornate trascorse, dal mese di marzo, il mio morale è stato così così, tra continui mal di testa, dolori lancinanti alle cavità oculari, ci hanno pensato mia moglie, mia figlia, a tirarmi sù il morale con delle berlle giornate fuori, tutto questo alti e bassi fino a fine maggio, con il giorno del mio compleanno leggermente gua...

Monologo d'arte: due amiche al bar.Monologo d'arte: Due amiche al bar. Il molnologo è inventato ma, ispirato da qualcosa di vero, reale, una bella amicizia. Due amiche al bar. *Due amiche al bar* L’amicizia tra MG e Simo, e poi anche Marco, è nata in oratorio. Tra partite a pallone nel cortile, catechismo la domenica e le sagre d’estate. Ora sono anni dopo. Simo ed MG al bar. Tavolino vicino alla finestra, due caffè fumanti e una brioche da dividere. Complici i monologhi d’arte di Marco, non vedente e marito di MG. Marco scrive di quadri che non può vedere, ma che racconta meglio di chiunque. Parla di luce, di mani, di silenzi che hanno un colore. MG legge ad alta voce. Simo ascolta, poi legge lei. Così, tra un sorso e l’altro, tra una parola e una risata, i monologhi di Marco diventano nostri. Li commentiamo. Ci perdiamo nei dettagli. Ci ritroviamo. E succede una magia, semplice. Parte il piedino fra le due donne. Un tocco sotto al tavolino, per sbaglio all’inizio. Poi no. Simo alza gli occhi dal foglio e sorride. MG non si tira indietro. Il bar fa rumore, ma al nostro tavolo si è fatto spazio un altro silenzio. Quello complice. Quello che non ha bisogno di spiegazioni, solo di continuare a leggere insieme il prossimo monologo di Marco. Marco non c’è, ma è qui con noi. La sua voce è nelle righe che MG ha sottolineato con la penna blu. “Il blu di una sera d’inverno”, legge Simo, e MG annuisce piano. Il piedino torna. Più deciso. È un gioco che non fa male a nessuno. È fiducia. È il ricordo dell’oratorio che ci ha insegnato a stare vicine, anche senza parole. Finisce la brioche. Restano le briciole e i fogli sparsi. Il barista ci guarda e ci porta due bicchieri d’acqua. “Ancora un caffè, ragazze?” MG chiude gli occhi un attimo. “Ancora un monologo”, risponde. Simo piega un angolo del foglio, come si faceva con i libri dell’oratorio. Segna il punto. Il prossimo sarà per la volta dopo. Ma il piedino non ha fretta di smettere. Resta lì, leggero, a dire quello che le parole tengono piano. Fuori Bergamo si muove. Dentro, al nostro tavolino, il tempo si allarga. Marco a casa starà scrivendo. Forse proprio di noi due, senza saperlo. Di due amiche che hanno imparato a leggersi, prima con gli occhi sui suoi monologhi, poi con un tocco sotto al tavolo. Quando ci alziamo, raccogliamo i fogli con cura. Li rimettiamo nella borsa di MG, accanto al rosario dell’oratorio che non ha mai tolto. Ci salutiamo con un abbraccio che sa di prima comunione e di adesso. “Alla prossima lettura”, dice Simo. “Alla prossima magia”, risponde MG. E il piedino, per un attimo ancora, si cerca sotto al bar. La settimana dopo torniamo. Stesso tavolo, stessa finestra, stessa brioche da dividere. Marco ci ha mandato un monologo nuovo. Si intitola “Le mani che si trovano al buio”. MG inizia a leggere. La voce le trema appena. Simo non serve che legga. Ascolta, e sotto al tavolo il piedino parte prima ancora della prima frase. Questa volta non è un caso. È appuntamento. Ridiamo piano, per non farci sentire. Perché certe complicità nascono in oratorio, crescono con gli anni, e trovano casa tra un caffè, una brioche, e il silenzio che solo due amiche sanno tenere. Quel giorno Marco ci scrive sul gruppo: “Come vanno i miei quadri letti?” MG gli manda una foto: i fogli, due tazzine vuote, le nostre mani vicine sul tavolo. Senza dire altro. Marco risponde con una nota vocale. La sua voce è bassa, tranquilla. “Se vi trovate, vuol dire che ho scritto bene. Continuate.” E noi continuiamo. Con l’autunno arrivano monologhi più scuri, di quelli che parlano di ombre e di luce che torna. MG li legge più piano. Io ascolto con la fronte appoggiata alla mano. Il piedino non chiede permesso. Sa già dove andare. Un pomeriggio il bar è pieno. Rumore, piatti, voci. Ma noi siamo nel nostro oratorio di adesso. Tre sedie: una vuota per Marco, due occupate da noi. Finito il monologo, restiamo in silenzio. Simo prende la penna blu di MG e sottolinea una frase: “Ci si riconosce al tatto, prima che alla vista.” MG guarda quella riga, poi guarda me. Sotto al tavolo il piedino si ferma un secondo. Poi preme. “È colpa di Marco, se siamo così”, dice MG, e ride. “È merito dell’oratorio”, rispondo io. Paghiamo, salutiamo il barista, infiliamo i fogli nella borsa. Fuori l’aria sa di castagne. Camminiamo fianco a fianco verso casa, lente. E sappiamo già che la settimana prossima ci sarà un altro caffè, un’altra brioche, un altro monologo. E che sotto al tavolo, come sempre, parleremo anche senza parole.