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Musica, un linguaggio universale.

La musica degli anni 2000 mi ha fatto sognare e ballare proprio come quella degli anni 80 e 90. Ogni decennio ha avuto il suo fascino: negli anni 80 c’era la magia del registratore, della radio, delle musicassette; negli anni 90 lo stereo, le cassette, i CD, quel rito bellissimo di premere play e lasciarsi portare via. Negli anni 2000 la tecnologia è venuta incontro a noi non vedenti: i computer, le sintesi vocali, gli assistenti, internet, il web. Un mondo nuovo che ha reso tutto più semplice, più accessibile, più immediato. Ma il fascino è rimasto immutato: ascoltare la musica, sentirla vibrare dentro, ballare, lasciarsi andare. Quella magia non è cambiata mai. E poi c’era quella sensazione unica: accendere un dispositivo, qualsiasi fosse, e sapere che da lì a un attimo una canzone avrebbe riempito la stanza. Negli anni 80 era magia pura, negli anni 90 era un rito, negli anni 2000 è diventato tutto più veloce, più comodo, più accessibile. Ma l’emozione non ha mai perso intensità. La ...

Musica e ricordi.

Ho vent’anni e ascolto la radio ogni sera. In questo periodo vanno fortissimo i programmi dedicati alla musica degli anni ’60: jingle un po’ retrò, voci che raccontano storie di un’epoca che per me sembra lontanissima. Io, con l’aria di chi si sente già moderno, li prendo in giro. Mi sembra roba da nostalgici, da quelli che guardano indietro invece di andare avanti. Passano gli anni senza che me ne accorga. Ora accendo la radio e scopro che sono tornati di moda gli anni ’80 e ’90. Le canzoni che ascolto non sono più “quelle dei grandi”: sono le mie, quelle che mi hanno accompagnato, quelle che mi hanno fatto crescere. E mentre scorrono, mi ci ritrovo dentro completamente. Mi viene da ridere: wow, alla fine ci casco anch’io. Quella nostalgia che prendevo in giro adesso è la mia. La cosa bella però è che, quando negli anni ’80 e ’90 ascoltavo le canzoni alla radio, immaginavo già le donne scalze che ballano, leggere, spontanee, come se la musica uscisse direttamente dai loro passi. E ade...

La notte.

La notte scende lenta, come un sipario che si abbassa senza fretta, e nel vivo di un conto alla rovescia bello e surreale tutto sembra cambiare. Il buio non porta silenzio, ma attesa: ogni minuto ha un sapore diverso, ogni ombra sembra muoversi, ogni pensiero vibra. La notte diventa una complice. Ti avvolge, ti isola dal rumore del giorno, lascia spazio a quell’emozione che cresce piano. Le luci della casa sembrano più calde, l’aria più morbida, ogni gesto parte del rito dell’attesa. Il tempo non scorre: si sente. Il silenzio diventa un rumore morbido, un fruscio che accompagna ogni secondo che scivola via. Le ombre si allungano, diventano presenze che osservano l’attesa. Il tempo si piega, prende forme diverse, come se ogni minuto avesse un colore, un odore, un tremito. Tu, immerso in quel buio che non spaventa, senti che qualcosa si muove. Una vibrazione leggera, un’energia che cresce. Il conto alla rovescia diventa vivo, quasi palpabile. La casa respira piano, le stanze sembrano più...

La note che scende.

     Mentre la notte avanza e questa serata surreale continua a cullarci, io e Maria Grazia restiamo ancora immersi nelle emozioni del nostro venticinquesimo anniversario di matrimonio. Una giornata splendida, piena di luce, di ricordi che hanno ripreso colore, di abbracci che ci hanno accompagnati fino a questo silenzio dolce. E il nostro grazie per gli auguri ricevuti rimane lì, vivo, sincero, come un abbraccio restituito a tutti. E dentro questa notte che scorre lenta, il conto alla rovescia si fa ancora più speciale: meno due alla partenza per la Sicilia. Ma questa volta è diverso. Diverso nella bellezza, diverso nel significato. Perché questo conto alla rovescia non è solo l’attesa di un viaggio: è l’anteprima di un nuovo inizio, una nuova svolta per noi. Una nuova alba che potrebbe portare una nuova primavera, una di quelle che arrivano quando meno te lo aspetti e cambiano il modo in cui guardi il mondo. È come se ogni ora che passa avesse un sapore nuovo, come se l...

Un giorno di festa.

3 settembre – 25 anni di noi Oggi, 3 settembre, sono 25 anni di matrimonio. Io e Maria Grazia. Venticinque anni. E siamo ancora felici come il primo giorno, come quel pomeriggio che abbiamo detto sì, con il cuore che tremava e il mondo che sembrava fermarsi per guardarci. Questo pomeriggio balliamo abbracciati in cucina. Niente orchestra, niente luci, solo noi due. Una pizza, un bicchiere di Coca-Cola, e quella felicità semplice che ci accompagna da sempre. Questo anniversario cade dentro un conto alla rovescia. Meno tre alla partenza per la Sicilia. Ma non è un’attesa: è già una promessa che ci viene incontro. È l’anteprima di un nuovo inizio per noi. E questi venticinque anni non sono solo un traguardo: sono una strada che continua, che si allunga davanti a noi con la stessa luce di quel pomeriggio in cui ci siamo detti sì. Ogni giorno aggiunge un dettaglio, un ricordo, un gesto che ci tiene uniti. E mentre il conto alla rovescia scende, mentre la Sicilia si avvicina, sentiamo che qu...

Monologo d'arte: al mare.Complice il mare di Trieste, il vento che arriva di lato e scompiglia i capelli, Luigia e Maria Grazia si ritrovano sedute sul muretto vicino alla pineta, con un caffè in mano e quell’aria da amiche che si godono il momento. Il vento soffia forte, ma non dà fastidio: anzi, rende tutto più leggero, più spontaneo. E proprio in quella spontaneità nasce il loro piedino divertente, quello innocente, quello da gioco tra donne che ridono senza prendersi troppo sul serio. Luigia, con il suo modo tranquillo, muove il piede appena, un tocco minuscolo sul piede di Maria Grazia, come per dire “ci sono”. Maria Grazia la guarda e ride: «Con questo vento, se non stai attenta, il piedino te lo porta via!» Il gioco continua così: sfioramenti leggeri, piccoli tentativi, qualche deviazione buffa perché il vento fa ondeggiare tutto, anche l’equilibrio. Luigia prova un tocco più deciso, ma il vento le sposta la gamba e finisce per sfiorare solo la punta della scarpa di Maria Grazia. «Trieste non vuole che vinca nessuna» commenta Maria Grazia ridendo. Alla fine, non c’è una vincitrice: c’è solo la bellezza del momento, il mare che fa da sottofondo, il vento che sembra partecipare al gioco, e due donne che si divertono con un gesto semplice, leggero, complice, tutto loro. Il vento aumenta un po’, ma le due donne non ci fanno caso. Sono lì, scalze, con i piedi appoggiati sul muretto caldo che ha preso il sole tutto il giorno. Luigia muove il piede lentamente, come se stesse disegnando una linea invisibile nell’aria, e poi lo avvicina a quello di Maria Grazia. Maria Grazia sorride, lascia che il piede di Luigia arrivi, e risponde con un tocco leggero, quasi un saluto. «Attenta» dice ridendo, «oggi il vento decide lui chi vince.» Luigia prova un piccolo affondo, un piedino più deciso, ma il vento le sposta la gamba e finisce per sfiorare solo la caviglia di Maria Grazia. «Ehi, colpo deviato» commenta Maria Grazia, divertita. Le due continuano così: tocchi, contro‑tocchi, qualche tentativo che va a vuoto perché una folata improvvisa cambia tutto. A un certo punto Maria Grazia riesce a intercettare perfettamente il piede di Luigia, un tocco netto, preciso, quasi da campionessa. «Uno a zero per me» dice con un sorriso soddisfatto. Luigia ride: «Aspetta, il vento è dalla tua parte.» Il gioco continua, semplice, buffo, complice. Due donne scalze, il mare che fa rumore, Trieste che soffia forte, e quel piedino che diventa un modo per ridere insieme. Il vento di Trieste soffia forte, ma le due donne scalze non si fermano. Anzi, decidono che è il momento delle mosse speciali. Luigia annuncia la prima: «Attenzione, arriva la Spirale del Carso.» Muove il piede in cerchio, lento, largo, come se stesse disegnando una piccola rotonda sul muretto. Maria Grazia osserva, ride, e poi infila il suo piede proprio dentro quel cerchio, bloccandolo. «Intrappolata» dice soddisfatta. Luigia prova a liberarsi, ma il vento le spinge la gamba e finisce per incrociare il piede di Maria Grazia in un modo buffissimo: le due caviglie si agganciano, i piedi si incrociano come due nastri che si annodano da soli. «Questa non era prevista» commenta Maria Grazia ridendo. Luigia allora tenta la seconda mossa speciale: «La Fuga del Porto Vecchio.» Prova a sfilare il piede con un movimento rapido, ma Maria Grazia anticipa tutto e incrocia ancora di più, creando un intreccio che sembra un piccolo nodo marinaro. «Siamo diventate un’opera d’arte moderna» dice Maria Grazia. Il vento soffia, le loro gambe oscillano appena, ma l’intreccio regge. Un piede sopra, uno sotto, uno di lato, uno che prova a scappare e non ci riesce. È un gioco, un balletto buffo, un incastro che fa ridere entrambe. Luigia prova la terza mossa: «La Doppia Bora.» Spinge leggermente con il piede, ma il vento la aiuta e finisce per avvolgere il piede di Maria Grazia in un intreccio completo, caviglia contro caviglia, tallone contro tallone. «Ok, questa la segno sul calendario» dice Maria Grazia divertita. Alla fine, le due donne restano lì, con i piedi intrecciati come due amiche che hanno inventato un linguaggio tutto loro. Il mare fa rumore, il vento applaude, e loro ridono senza sciogliere il nodo. Il vento di Trieste non molla, anzi sembra divertirsi quanto loro. Luigia e Maria Grazia, sempre scalze sul muretto, continuano il loro gioco di piedini intrecciati. Ogni folata crea un nuovo movimento, un nuovo incastro buffo. Luigia prova una mossa lenta, quasi una carezza col piede, e Maria Grazia risponde con un intreccio più deciso, avvolgendo la caviglia dell’amica. Ridono entrambe, perché il nodo che si crea è talmente strano che sembra fatto apposta dal vento. «Siamo diventate un gomitolo» dice Maria Grazia. «Un gomitolo triestino» aggiunge Luigia. Il gioco continua ancora un po’: un piede che scappa, uno che rincorre, uno che si incastra, uno che si libera. Tutto leggero, tutto innocente, tutto da amiche che si divertono con un gesto semplice. Poi arriva una folata più forte. Le due donne oscillano appena, e il loro intreccio si scioglie da solo, come se il vento avesse deciso che la partita è finita. Si guardano, ancora ridendo. Luigia allunga una mano. Maria Grazia la prende senza pensarci. Si tirano su dal muretto e, senza dire nulla, si abbracciano. Un abbraccio caldo, spontaneo, di quelli che nascono dopo aver riso insieme. Il mare fa rumore, il vento passa tra i capelli, e loro restano così, unite, con i piedi ancora un po’ sabbiosi e il sorriso che non se ne va. Un abbraccio da amiche, dopo un gioco che solo loro sanno fare.

Settembre.

È iniziato settembre. E per me settembre è sempre un mese molto WOW. Si parte subito forte: il 3 settembre io e Maria Grazia festeggiamo 25 anni di matrimonio. Venticinque. Un quarto di secolo insieme. Poi il 7 si parte per la Sicilia, fino al 12. Sole, mare, e il profumo di casa. E poi i regali più belli: il 21 settembre incontro con mio nipote in transito da Vienna, e il 28 di nuovo con lui, in transito dalla Sicilia per Vienna. Due incontri, due pranzi? Chissà. Una cosa è certa: saranno due giornate bellissime. E intorno a tutto questo, la vita che gira come piace a me: la musica, con i suoi esperimenti e le nuove idee che nascono, le pubbliche relazioni, con telefonate, messaggi, incontri che mantengono vivo il filo con le persone, e i caffè, quelli veri, al bar, seduti con calma, a guardare il mondo che passa. Poi qualche prima colazione fuori insieme a Maria Grazia, qualche pranzo WOW, e i sabati di Maria Grazia, che sono ormai un rito. Insomma, quel buon momento iniziato il 28 l...