Post

La notte è vita.

C’è una cosa che non ho mai perso, nonostante tutto: la mia gioia di vivere, quella scintilla che mi tiene acceso anche quando il corpo fa i capricci. È una gioia semplice, ostinata, che si mescola alla mia voglia di vivere e alla mia felicità di stare al mondo, anche nei giorni più storti. Da sempre amo la notte. Non solo il buio, ma il modo in cui il mondo si spegne e finalmente respira. Da qualche tempo ho riscoperto anche la bellezza di ascoltare il silenzio notturno: un silenzio che non è vuoto, ma pieno. Pieno di spazio, di possibilità, di pensieri che di giorno non trovano posto. E lì, in quel silenzio, ho scoperto un’altra cosa: scrivere, comporre versi o musica di notte è un’esperienza surreale. Per chi, come me, fa arte per pura gioia di vivere, è come aprire una porta segreta. Una porta che vale la pena attraversare ogni tanto, quando la vita te lo permette. A volte ci riesco grazie a mio genero: mi sveglia, mi dà l’occasione, e io la prendo. E così vivo la notte. La vivo co...

Sono felice-2.

*Sono felice.* Il secondo conto alla rovescia è scattato il 22 giugno. E devo dire che l’ho cominciato bene.   Già il 23 giugno è arrivata la prima sorpresa extra. Non la racconto, me la tengo stretta. Ma è bastata per farmi capire che questa estate non scherza. Ora il secondo conto alla rovescia procede. In TV ci sono i Mondiali di calcio, e dal 4 al 19 luglio arriva pure il Tour de France. Le salite, le volate, il giallo che si accende: lo so già che ci cascherò come ogni anno. In questo lasso di tempo, dal 22 giugno al 22 luglio, ho l’agenda piena di cose semplici che però mi fanno stare bene. Uscite all’ultimo minuto, prime colazioni lente con il giornale aperto sul tavolo, pranzi che si allungano, belle serate a parlare di niente, pomeriggi di sport in TV con la finestra aperta e il ventilatore che gira.  Poi, dal 27 luglio, tempo di riprendere fiato. Di staccare un attimo. Di non avere orari.   Perché lo so già: ad agosto, il 7 agosto, scatterà il terzo co...

Sono felice.

*Titolo del post: Sono felice* Il secondo conto alla rovescia è scattato il 22 giugno, e l’ho cominciato bene.   Il 23 giugno è arrivata la prima sorpresa extra: un segno che l’estate ha deciso di fare sul serio. Il secondo conto alla rovescia procede. Ci sono i Mondiali di calcio a tenerci incollati alla TV, ci sarà il Tour de France di ciclismo, dal 4 al 19 luglio, a farci sognare sulle salite.  E in questo lasso di tempo, dal 22 giugno al 22 luglio, mi attendono uscite, prime colazioni lente, pranzi improvvisati, belle serate con gli amici e pomeriggi di sport in TV con la finestra aperta.  Poi, dal 27 luglio, tempo di riprendere fiato. Di rallentare, respirare, ricaricare.   Perché ad agosto, il 7 agosto, scatterà il terzo conto alla rovescia del 2026, per terminare il 6 settembre. Ed ecco che, come per magia, l’anno riprende tono. Torna l’energia positiva. Torna la voglia di fare, di guardare avanti, di contare i giorni non perché pesano, ma perché pro...

Partita Inghilterra-Gahana.

Monologo d'arte: partita Inghilterra Gahana. Fischio d’inizio al bar: sul maxischermo parte *Inghilterra - Ghana*. Al tavolino in fondo sono sedute in tre:   *1. Emily* – inglese, con la pinta in mano e la maglia di Bellingham   *2. Ama* – ghanese, bandana giallo-rosso-verde tra i capelli   *3. Maria Grazia* – siciliana ma vive a Bergamo, ufficialmente “neutrale” Fa caldo, e una dopo l’altra *lasciano scivolare via i sandali*. In un attimo si ritrovano tutte e tre scalze, con i piedi nudi sul pavimento fresco del bar. Sopra il tavolo: occhi incollati alla TV, cori, battute.   *Sotto il tavolo: inizia l’altra partita.* Emily fa il primo tocco: con l’alluce sposta il sottopiatto verso Maria Grazia. _Traduzione: “Con chi stai?”_   Ama risponde di tacco: intercetta a piede nudo e lo rimanda al centro. _“Nessuna alleanza, si gioca tutte contro tutte”_   Maria Grazia rilancia: lascia cadere apposta un tovagliolo e con la pianta del p...

Monologo d'arte: Notte e caffè.Monologo d'arte: Notte e caffè. Questo è un racconto inventato ma ispirato a qualcosa di reale che potrebbe succedere per davvero, un qualcosa di bello, surreale, divertente, che fa sorridere. *03:40 – Cucina accesa* La luce dei pensili taglia il buio. Fuori non passa nessuno. Sul fuoco la moka inizia a brontolare, piano, per non rompere il silenzio. Al tavolo Maria Grazia versa lo zucchero con due colpi secchi. Accanto a lei, tre amiche del caffè: tazzine già in mano, occhi svegli nonostante l’ora. Nessuno parla. Si sorridono e basta. La mia signora si siede ultima, si sistema la gonna, allunga le gambe sotto il tavolo. Un tocco, leggero. Un altro. Una delle amiche risponde, l’altra rilancia. Inizia così, senza regole dette: un gioco di piedino che è sfida, intesa, arte improvvisata. Io sto in piedi, appoggiato al frigo, con la tazzina che scotta. Guardo le caviglie che si sfiorano, i sorrisi che si allargano, i “ops” detti a mezza voce. Maria Grazia fa l’arbitro senza fischietto: alza un sopracciglio, indica, assegna punti muti. La moka gorgoglia l’ultimo fiato e si spegne da sola. Per un attimo cala di nuovo il silenzio. Poi parte una risata, una sola, che ne tira dietro altre tre. Fuori è ancora notte fonda. Qui dentro, alle 03:40, è già festa. *Ore 03:40. Sono seduto al tavolo, non vedente.* Non vedo, ma sento tutto. La moka sibila e poi tace. Il profumo del caffè mi riempie il naso, caldo, netto. Sento le sedie che si spostano. Tre, quattro. Risatine soffocate. Il tintinnio delle tazzine. Maria Grazia è alla mia destra. Riconosco il suo respiro, il modo in cui si sistema sulla sedia prima di iniziare. Poi parte. Un fruscio leggero sotto il tavolo. Stoffa contro pelle. Un colpo di tacco sul pavimento, involontario. Un “oh” trattenuto, poi un’altra risata, bassa. Mia moglie è presa. La sento. Muove il piede con precisione, come quando disegna nell’aria mentre parla. Sento lo sfiorare, il cercare, il rispondere delle altre. È un gioco muto, ma per me è rumoroso: il tavolo che vibra appena, il respiro di Maria Grazia che cambia ritmo, più corto quando affonda il colpo, più lungo quando aspetta. Le amiche del caffè commentano senza parole. Un sospiro, un dito che tamburella sulla tazzina, un piede che si ritira di scatto e fa ridere tutte. Maria Grazia non parla. Lei comanda con il silenzio. La sento sorridere: lo capisco da come si ferma un secondo, soddisfatta, prima di rilanciare. Io ho il caffè in mano, fermo. Non lo bevo. Ascolto i dettagli che gli occhi non mi darebbero: l’attrito della pelle, il colpo secco di un’unghia contro la gamba della sedia, il vestito di mia moglie che fruscia quando incrocia le gambe per cambiare angolo. Qualcuno fa “shhh”, ma è inutile. La risata parte lo stesso, e io con loro. Rido perché sento Maria Grazia viva, impegnata, regina di questo gioco che non vedo ma che conosco a memoria. Ore 03:40. Il mondo fuori è spento. Io sono qui, al buio, eppure non mi sono mai perso una scena così tanto. Il tavolo ora ha un ritmo suo. Lo sento nelle vibrazioni leggere che mi arrivano ai polsi appoggiati al legno. Maria Grazia si sposta appena. La sento inspirare, breve, concentrata. Poi il suo piede riparte. Sfiora, aggira, tocca. Dall’altra parte arriva una risposta: un colpetto secco, una sfida. Io seguo tutto con le orecchie, con la pelle. Una delle amiche sbuffa piano, divertita. Un’altra fa tintinnare il cucchiaino nella tazzina, forse per coprire una risata che non riesce a trattenere. Maria Grazia non cede. La sento sorridere senza suono, perché il silenzio tra un respiro e l’altro si fa più caldo. Adesso il gioco accelera. Passi sotto il tavolo, veloci. Un tallone che batte, una caviglia che scivola. Sento il vestito di mia moglie frusciare più forte quando si allunga per chiudere il punto. Poi lo stop. Un secondo sospeso. E parte l’applauso muto: tre mani che battono piano sul tavolo, tre bocche che ridono a denti stretti. Maria Grazia si appoggia allo schienale. La sento. È soddisfatta. Ha vinto, o forse ha solo deciso che per ora basta. Allunga la mano, trova la mia sul tavolo e la stringe. Ha le dita calde di caffè e di gioco. Non dice niente. Non serve. Io alzo la tazzina finalmente. Il caffè è tiepido ormai. Lo bevo lo stesso. Perché alle 03:40, al buio, con mia moglie che si prende la scena senza dire una parola, ha il sapore più buono del mondo. *03:50. Il tavolo, le voci, la notte.* La moka ormai tace. Resta solo il profumo, denso, che si mescola all’aria ferma delle 03:50. Le tazzine sono mezze vuote. Nessuna ha fretta di alzarsi. Maria Grazia parla piano. Non del gioco, ma di una storia qualunque: una spesa fatta male, un gatto che è entrato nel cortile sbagliato. Le amiche la seguono, ridono a denti stretti per non fare rumore. Le risate sono piccole onde che si rincorrono, si smorzano contro i muri, e tornano. Io sono seduto, le mani sul legno del tavolo. Sento il calore che sale ancora dalle tazze. Sento il respiro di mia moglie quando fa una pausa prima della battuta finale. Sento le sedie che scricchiolano quando qualcuna si sposta per stare più comoda. Fuori, da qualche parte, un’auto passa lontana. Qui dentro il tempo è un’altra cosa. È il tempo lento delle confidenze dette a bassa voce, dei silenzi che non sono vuoti ma pieni. È il tempo delle 03:50 che non appartiene a nessuno, se non a chi decide di restare sveglio. Maria Grazia allunga la mano, mi sfiora il polso. Un gesto che dice “sei qui anche tu”. Non serve altro. Poi una delle amiche sbadiglia, e ride del proprio sbadiglio. Un’altra guarda l’ora sul telefono e fa no con la testa, come a dire “non ancora”. Perché la notte, quando è così, non la lasci andare facile. L’epilogo arriva da solo. Un filo di luce pallida si infila dalle persiane. Non è giorno, è solo l’idea del giorno. Le voci si abbassano ancora un po’. Qualcuno si alza per sciacquare le tazzine. Maria Grazia mi appoggia la testa sulla spalla per un secondo. E alle 04:10, in quella cucina che sa di caffè e di ore rubate, la notte ci saluta piano. Senza botto, senza fretta. Solo con la certezza che certe atmosfere, quando le vivi, te le porti dietro tutta la giornata dopo.

La notte.

Sono le 03:20 del mattino.   Il silenzio di questa notte è pieno, denso, vivo. Siamo nel cuore del secondo conto alla rovescia e io sono felice.   Penso alle uscite che mi attendono.   Alle prime colazioni lente, con la luce che taglia il tavolo.   A qualche pranzo wow, di quelli che ti restano in bocca e nella testa.   Ai sabati di Maria Grazia, che hanno il sapore del rito e della leggerezza.   Penso al mondiale di calcio che renderà queste giornate ancora più belle, con le partite da urlare o da guardare in silenzio, complice il caldo.   Penso al Tour de France, dal 4 al 26 luglio, alle salite che tolgono il fiato anche dal divano, alle fughe che tengono incollati.   Penso alla musica da provare, comporre e registrare. Alle note buttate giù alle tre di notte che magari all’alba hanno già un senso.   Insomma, tutto questo mi basta per dire che sono felice.   Chissà, magari, come ciliegi...

Monologo d'arte ispirato dall'atmosfera in piscina a Grumello del Monte.

*Complice un idromassaggio in piscina, complice l’acqua che bolle...* All’Acquaclub di Grumello del Monte è quasi orario di chiusura. Le luci sono basse, solo i led dell’idromassaggio colorano l’acqua di blu. In vasca ci sono solo due donne: *Maria Grazia*, cliente abituale, e *la Signora*, la proprietaria. Accappatoio appoggiato sul bordo, piedi già a mollo. La Signora accende i getti: “È l’ora migliore. Niente bambini, niente caos. Solo bolle.”   Maria Grazia si lascia spingere dall’acqua: “Questo idromassaggio è il mio ufficio segreto.” Si sistemano una di fronte all’altra, sedute sul gradino sommerso. L’acqua arriva alla vita, ginocchia piegate. I getti spingono da sotto. Si guardano. Non parlano. La Signora allunga piano la gamba destra. Maria Grazia risponde con la sinistra.   Pianta contro pianta, sott’acqua. Prima contatto leggero, solo le dita. Poi premono. Tallone contro tallone, alluce che cerca l’alluce.   L’idromassaggio le fa scivolare, ma res...