Monologo d'arte.

Lungo mare a Pesaro, complice un caffè, Maria Grazia e Loredana, parte un lungo piedino che le farà restare scalze.

Il caffè ormai si è raffreddato nei bicchierini di carta, ma nessuna delle due sembra farci caso. Loredana è la prima a sfilare la scarpa, lasciandola andare sul pavé ancora caldo del lungomare, ed estrae il piede con un sospiro di sollievo che sa di vacanza. Maria Grazia la guarda, accenna un sorriso complice e non se lo fa ripetere due volte: con un movimento fluido fa scivolare via le sue calzature, lasciandole abbandonate ai piedi del tavolino.

I loro piedi nudi toccano finalmente la pietra levigata. C'è quella prima sensazione al contatto: il calore accumulato dal sole durante il giorno che risale lentamente attraverso le piante dei piedi, mentre la brezza marina di Pesaro comincia a rinfrescare la pelle.

Incomincia così quel "piedino" sottile e giocoso: un contatto casuale ma cercato sotto il tavolino del bar, un intreccio leggero di dita e caviglie nude mentre continuano a parlare del più e del meno. È un linguaggio silenzioso di intesa, fatto di piccoli sfioramenti e risate improvvise.

Sotto l'ombra discreta del tavolino, il contatto non è più un semplice sfioramento casuale. Le gambe si intrecciano con una complicità sempre più avvolgente: i piedi nudi si cercano, si accarezzano con lentezza, risalendo con naturalezza lungo i polpacci e le caviglie. Loredana appoggia i gomiti sul tavolo, sporgendosi leggermente in avanti con uno sguardo carico d'intesa. Maria Grazia accetta l'invito, lasciando che le loro dita si sfiorino sopra la superficie del tavolino, mentre sotto prosegue quell'intreccio continuo e vellutato.

Loredana fa scivolare leggermente la sedia all'indietro per avere maggiore libertà di movimento. Il suo piede sfila con decisione lungo l'interno della gamba di Maria Grazia, cercando un contatto più saldo e profondo. Maria Grazia risponde senza esitare: allunga a sua volta entrambe le gambe, fascia le caviglie di Loredana con le sue e blocca dolcemente il movimento, in un abbraccio di piedi nudi e gambe intrecciate che richiede tutta la loro attenzione.

L'atmosfera carica di intesa si scioglie improvvisamente in un'onda di irrefrenabile complicità. Il gioco sotto il tavolo si fa via via più dinamico, quasi acrobatico. Loredana tenta una mossa a sorpresa: cerca di bloccare il piede di Maria Grazia con un'incursione rapida tra le sue dita, ma Maria Grazia, intuendo l'attacco, contromossa subito piegando le ginocchia e avvolgendo i polpacci dell'amica. Tra una risatina soffocata e un finto cipiglio di sfida, il groviglio sotto la superficie di legno diventa totale.

I piedi nudi si cercano, si spingono dolcemente e si solleticano a vicenda, fino a quando le loro gambe finiscono per incastrarsi completamente in un nodo ridicolo ed esilarante. Cercando di disincagliarsi senza farsi notare dal cameriere che passa a poca distanza, Maria Grazia fa una mossa di troppo, spingendo la sedia indietro di scatto con un rumore stridulo sul pavé.

Sotto il tavolo regna il caos: le caviglie sono letteralmente allacciate, un alluce intrappolato nella piega dell'altro ginocchio, e ogni tentativo di sbrogliare la matassa non fa che stringere ancora di più l'intreccio.

«Loredana, fermati, mi stai incastrando!» sussurra Maria Grazia portandosi una mano alla bocca per non scoppiare a ridere a voce alta.

«Io?! Sei tu che mi stai tenendo in ostaggio la caviglia!» risponde Loredana, rossa in viso per le risate trattenute.

Restano così per qualche secondo, completamente bloccate, intrecciate da metà coscia in giù in un groviglio inestricabile, con le piante dei piedi calde che spingono l'una contro l'altra sul pavimento tiepido. L'assurdità della situazione ha la meglio: la compostezza cede il passo a una risata aperta, contagiosa e liberatoria che rimbomba leggera nell'aria della sera pesarese.

Con un ultimo sforzo coordinato e scandendo un "tre, due, uno!", riescono finalmente a liberare le gambe. Ancora con le lacrime agli occhi per il ridere, Loredana si sporge d'impulso oltre il piccolo tavolino di metallo e avvolge Maria Grazia in un grande, calmo e affettuoso abbraccio.

Maria Grazia ricambia subito, stringendola forte a sé. È un abbraccio sincero, caldo, di quelli che profumano di amicizia vera, di spensieratezza e di serate estive che non si dimenticano. Rimanendo così per qualche istante, spalla contro spalla mentre il vento dal mare rinfresca la pelle, i loro piedi nudi restano finalmente riposati e vicini sulla pietra, pronti, prima o poi, a rimettersi in cammino verso la spiaggia. 

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