Monologo d'arte.
Monologo d'arte:
Una birra fresca in tarda sera, quattro donne, Nadia, Cristina, Martina e Maria Grazia, sedute attorno a un tavolino all’aperto, con quell’aria di fine giornata che rende tutto più morbido e leggero. La birra è appena stata servita, il vetro freddo, la schiuma che scivola piano. Le luci del locale sono calde, la strada tranquilla, e il loro tavolo è un piccolo rifugio di risate e confidenze.
Sotto il tavolo, quasi senza che nessuna lo decida davvero, parte quel loro gioco leggero, spontaneo, che nasce sempre quando l’amicizia è così forte da trasformare ogni gesto in un sorriso. Nadia è la prima a muovere il piede, un tocco lieve, come un “ci sono”. Cristina risponde con un colpetto rapido, trattenendo una risatina. Martina entra nel gioco con un piedino curioso, un po’ timido ma divertito. Maria Grazia, con la sua naturalezza, infila il piede in mezzo agli altri tre, creando un intreccio buffo che fa ridere tutte.
Le birre si scaldano, le chiacchiere scorrono, e sotto il tavolo il piedino va avanti come un piccolo rituale: un tocco, una risposta, una risata soffusa. Nessuna malizia, solo amicizia pura che si diverte a modo suo. La serata scivola avanti lenta, con quella birra che si scalda appena e le quattro donne che ormai sono completamente dentro al loro gioco. Nadia dà un altro tocco, più deciso stavolta. Cristina risponde subito. Martina, che all’inizio era la più timida, ora si diverte: allunga il piede e lo ritrae. Maria Grazia entra in mezzo con la sua calma naturale, incrocia due piedi insieme, creando un piccolo caos che fa ridere tutte.
Parlano di tutto: della giornata, di un ricordo buffo, di un progetto per il weekend. E ogni volta che una di loro dice qualcosa che fa ridere, sotto il tavolo arriva un colpetto, un tocco, un piccolo segnale di complicità. Nadia sfiora Cristina. Cristina sfiora Martina. Martina sfiora Maria Grazia. Maria Grazia sfiora tutte, come se volesse tenerle unite.
La notte arriva davvero. Le luci del locale si abbassano, la strada è quasi vuota, e loro quattro sembrano avere un piccolo mondo tutto per sé: birra, risate, e quel piedino che continua a raccontare la loro amicizia meglio di qualsiasi parola. Non c’è più bisogno di parlare molto. Ogni frase è seguita da un sorriso. Ogni sorriso è seguito da un tocco sotto il tavolo. È un linguaggio tutto loro, fatto di gesti piccoli, affettuosi, che raccontano la serata meglio delle parole.
Il locale sta chiudendo. Le luci si abbassano, i camerieri iniziano a sistemare, ma loro restano ancora un momento. Il piedino continua piano, come se volessero trattenere la notte un po’ più a lungo. È una scena semplice, ma perfetta: quattro donne, una birra, una sera d’estate, e un gioco che è solo complicità e amicizia.
Poi, quasi insieme, si scambiano un ultimo tocco sotto il tavolo. Un saluto silenzioso. Un “che bella serata”. Si alzano, ridono ancora, e si avviano verso la notte, lasciando dietro di sé quel tavolino che ha custodito il loro piccolo rito.
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