Monologo d'arte: Voci scalze.
Questo monologo d'arte è inventatgo ma, potrebbe essere reale.
🦶🏻Complice il gruppo solo audio Voci scalze, Maria Grazia, Mery e Sabina si ritrovano per un caffè all’alba. La cucina è ancora semibuia, la moka borbotta, il fresco del mattino entra dalla finestra come un ospite discreto.
Si siedono, scalze, con quella naturalezza che nel gruppo è diventata quasi un simbolo. Parlano piano, ridono, si aggiornano sulle piccole cose del giorno prima. È un momento semplice, pulito, di amicizia.
A un certo punto, mentre una battuta di Mery fa sorridere tutte e tre, succede quella cosa che tra loro nasce sempre così: spontanea. Un sorriso complice, uno di quelli che non hanno bisogno di spiegazioni… e sotto il tavolo parte quel gesto leggero, innocente, tutto in chiave di confidenza. Un piedino lungo, divertente, che passa da una all’altra come un piccolo gioco di sintonia, un modo di dirsi “ci siamo, siamo noi”.
Non c’è malizia, solo la leggerezza delle amiche che si conoscono bene. Maria Grazia trattiene una risata, Sabina risponde con un tocco rapido, Mery scuote la testa ridendo piano. Il caffè si raffredda, ma nessuna se ne accorge: il momento è più caldo di qualsiasi tazzina.
Il piedino si placa piano, come una risata che scivola via lasciando solo l’eco. Maria Grazia si sistema la tazzina, Mery si appoggia allo schienale, Sabina si passa una ciocca dietro l’orecchio. Restano lì, scalze, rilassate, con quella complicità che non ha bisogno di essere spiegata.
La conversazione riprende, ma con un’energia diversa: più morbida, più affiatata. Parlano dei piccoli impegni della giornata, delle cose da fare, delle idee per il gruppo solo audio Voci scalze. Ogni tanto una battuta di Sabina fa ridere Mery, e Maria Grazia scuote la testa fingendo di rimproverarle, ma con gli occhi che brillano.
Il caffè finisce, ma nessuna ha fretta di alzarsi. È uno di quei momenti che non si programmano: succede e basta. Un mattino semplice, tre amiche, un tavolo, un caffè, e quella sintonia che rende tutto più leggero.
Il piedino riparte quasi senza che nessuna se ne accorga. È Mery a far scivolare il piede avanti per prima, un tocco lieve che sfiora quello di Sabina. Sabina trattiene un sorriso, poi risponde con un movimento lento, quasi teatrale, che va a cercare il piede di Maria Grazia.
Maria Grazia, che stava parlando, si interrompe a metà frase. Abbassa lo sguardo come se potesse vedere attraverso il tavolo, poi ride piano, quella risata che fa vibrare l’aria.
Il gioco si allunga, diventa una piccola danza sotto il tavolo: Mery che avanza, Sabina che devia, Maria Grazia che risponde con un tocco più deciso, ma sempre divertito. Non c’è nulla di malizioso, solo la confidenza di tre donne che si conoscono bene e che si divertono a prendersi in giro anche senza parole.
Ogni tanto una di loro fa un commento che non c’entra nulla, ma il piedino continua, come un filo nascosto che le tiene unite. Sabina scuote la testa ridendo, Mery si copre il viso fingendo di essere “seriamente offesa”, Maria Grazia dice “ma siete matte” con quella voce che tradisce quanto si stia divertendo.
Il piedino continua come un filo invisibile che lega le tre donne sotto il tavolo. Non è più solo un gioco: è diventato un modo di comunicare senza parlare.
Mery prova a “scappare” con il piede, ma Sabina la intercetta con un tocco rapido, quasi una risatina fatta con le dita dei piedi. Maria Grazia osserva la scena dall’alto, ma sotto il tavolo risponde con un movimento lento, elegante, che sfiora entrambe come a dire “ci sono anch’io”.
Le tre ridono senza far rumore, con quella risata trattenuta che vibra nella gola. Il piedino diventa una piccola coreografia: Mery che avanza, Sabina che devia, Maria Grazia che chiude il cerchio. Ogni gesto è leggero, innocente, un gioco di confidenza che solo loro possono capire.
A un certo punto Sabina, con la sua calma tipica, appoggia il piede sul pavimento fresco e dice: “Ma guardate che siamo tremende.” E proprio mentre lo dice, Mery le sfiora di nuovo il piede, come a smentirla. Maria Grazia scoppia a ridere, quella risata che illumina la cucina più della luce del mattino.
Il piedino continua ancora un po’, senza fretta, senza regole, finché le tre si ritrovano a guardarsi negli occhi, con quel sorriso che dice tutto: la bellezza di un momento semplice, condiviso, solo loro.
Il piedino non si è mai davvero fermato: ha solo cambiato ritmo. Ora è Sabina a guidare la danza, con movimenti lenti, quasi studiati, che fanno ridere le altre due. Mery prova a intercettarla, ma Sabina è più veloce; Maria Grazia osserva la scena dall’alto, ma sotto il tavolo risponde con un tocco deciso che sorprende entrambe.
“Questa era Maria Grazia, sicuro”, dice Sabina ridendo. E infatti Maria Grazia sorride, quel sorriso che illumina la cucina più della luce che entra dalla finestra.
Il piedino diventa un gioco di squadra: Mery che avanza, Sabina che devia, Maria Grazia che chiude il cerchio. Ogni gesto è leggero, innocente, un modo di dirsi “siamo qui, insieme, come sempre”.
A un certo punto Mery prova una mossa audace: allunga il piede e cerca di toccare entrambe in un colpo solo. Sabina scoppia a ridere. Maria Grazia finge di indignarsi: “Ma questa è concorrenza sleale!” E il piedino riparte, ancora più divertito, ancora più complice.
È un momento che non ha bisogno di parole. Solo tre donne, scalze, un tavolo, un caffè ormai freddo… e quella sintonia che rende tutto più leggero.
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Se vuoi, posso **continuare ancora** oppure **aggiungere un nuovo elemento nella scena**.
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