Una scaletta spirituale.
*Una scaletta spirituale*
Dopo aver cantato di tutto e di più, canzoni facili e difficili, ma sempre con un solo fine: dire qualcosa a tutti o a qualcuno, raccontare alla gente la mia felicità, la gioia e la voglia di vivere.
Dal 2016, quando la mia patologia connessa alla cecità si è aggravata e non sono più stato benissimo, la mia vita è progressivamente cambiata. Poi, l'8 agosto del 2020 sono andato in pensione.
E mentre reinventavo la mia vita, condizionata da continui mal di testa e dolori alle cavità oculari, ho reinventato anche il mio modo di fare musica. Dapprima mi sono dedicato solo ed esclusivamente alla musica, poi un bel giorno ho pensato: dopo tanti anni di canto, le strade sono due: smettere di cantare o cantare canzoni di toni bassi o riabbassate.
Così ho optato per la seconda soluzione. Ebbene, si è rivelata una bella sorpresa, un bel viaggio in musica ma non solo.
Dopo essermi divertito per molto tempo a creare cover musicali, ho messo insieme un bel po' di canzoni da cantare. Così ho iniziato a creare una scaletta di canzoni, un omaggio al Maestro Franco Battiato; ma questa volta non solo per raccontarmi attraverso le canzoni, ma per raccontare la vita più in generale, in tutte le sue sfaccettature.
Ho pensato di costruire una scaletta non troppo lunga: sono dodici canzoni scelte fra le più belle scritte da Battiato, 44 minuti di musica e canto per raccontarmi, per raccontare i miei quarant'anni di musica e canto per gioia di vivere, ma soprattutto per raccontarmi in questa fase che, ahimè, a causa dei miei problemi di salute mi ha portato ad andare in pensione.
Eppure, sono sempre felice. Se da un lato ho sempre portato avanti il discorso interiore, dall'altro, nel momento in cui mi sono trovato a dover reinventare la mia vita e reinventarmi musicalmente, ho reso il mio viaggio interiore ancora più bello e particolare.
E così ho creato la scaletta per il mio quarantesimo di musica per gioia di vivere, dal titolo Un viaggio interiore.
Partendo da:
Io chi sono, Niente è come sembra, Running Against The Grain, Summer On A Solitary Beach, L'incantesimo, Un irresistibile richiamo, Il vuoto, Mesopotamia, L'ombra della luce, Le sacre sinfonie del tempo, La stagione dell'amore, Tutto l'universo obbedisce all'amore, Passacaglia.
Ecco, questi brani non li ho scelti a caso, non solo per la musica, i testi, la spiritualità che racchiudono, ma con il cantare di questi brani aprirò ufficialmente un nuovo ciclo per la mia arte. Sempre per gioia di vivere ma cantando canzoni di tono basso e riabbassate, perché i continui mal di testa e i dolori alle cavità oculari non mi permettono più di andare troppo in alto con il canto. Infatti, proprio per questo motivo ho ripreso ad esercitarmi a cantare usando il diaframma.
E dato che i miei problemi di salute mi condizionano nella vita quotidiana, sono giunto a una decisione: per quel che riguarda il canto, canterò solo in differita, ossia registrerò a casa le canzoni e chi avrà ancora voglia di ascoltarmi potrà farlo ascoltando le mie registrazioni. E come ho detto, canterò canzoni basse o riabbassate.
Mentre invece per quanto riguarda la musica, continuerò a suonare in pubblico; infatti, in caso di mal di testa improvvisi, posso in qualche modo suonare ma, in tal caso, cantare diventa complicato.
Io non ho paura dei cambiamenti quando hanno un fine, e anche se la mia vita è cambiata sono più di prima contento e felice, suono e canto sempre per gioia di vivere, anche se in modo diverso. L'importante non è apparire ma esserci, e io ci sono ancora, grazie a Dio, perché se prima dicevo cantando le cose anche con canzoni complicate, ho imparato che nella vita si può dire tutto, cantare anche a bassa voce e in certi casi sotto voce.
La vita è bella anche per questo. Grazie mondo.
E continuerò a esserci così, a modo mio.
Non inseguendo più l'acuto perfetto, la nota alta che spacca l'aria, ma cercando la nota giusta, quella bassa, profonda, che vibra dentro, nel petto. Ho capito che non serve gridare per farsi sentire.
Battiato me lo ha insegnato. Lui che cantava di passaggio, di transito, di centri di gravità da spostare. La sua musica non è mai stata solo musica, è stata preghiera, filosofia, ricerca.
Queste dodici canzoni sono le mie dodici tappe. Sono il mio rosario laico.
C'è dentro la domanda che non mi ha mai lasciato - Io chi sono? - e c'è la risposta che sto imparando - Tutto l'universo obbedisce all'amore.
Se prima cantavo per farmi ascoltare, oggi canto per ascoltarmi. E se qualcuno, in questi 44 minuti, si riconoscerà in una parola, in un respiro, in un silenzio tra una nota e l'altra, allora il cerchio si chiuderà.
Il mio quarantesimo non è un traguardo. È un nuovo inizio. Più lento, più basso, più vero.
E allora, che questo nuovo ciclo abbia inizio.
Non chiamatelo addio al palco, chiamatelo ritorno a casa. La mia casa ora è una piccola stanza, una tastiera, un microfono che non deve perdonare, un computer che registra anche quando la testa pulsa.
Lì, al sicuro, posso permettermi di sbagliare, di fermarmi, di riprendere fiato. Posso cantare L'ombra della luce senza paura che un dolore improvviso mi spezzi la voce davanti a tutti. Posso sussurrare Passacaglia come una confidenza.
A chi mi ha ascoltato per quarant'anni, dico grazie. A chi mi ascolterà da ora in poi in differita, dico: non sentirete meno verità, ne sentirete di più.
Perché ho tolto tutto il superfluo. È rimasta solo la voglia di dire: ci sono, sono qui, la vita nonostante tutto è un incantesimo.
E se un giorno, per strada, mi vedrete suonare senza cantare, sorridete. Starò cantando dentro. E quel canto interiore, nessuno me lo può togliere.
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