Per riflettere.

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Succede sui social come nella vita reale: persone che ti cercano, ti aggiungono, ti salutano, ti sorridono. Parte quell’incantesimo strano, quella scintilla che ti fa pensare “ok, forse qui nasce qualcosa”. Un interesse, una curiosità, un filo che si intreccia.


Poi, all’improvviso, senza un motivo che abbia un senso, l’incantesimo si spezza. Non un litigio, non un malinteso, non un gesto sbagliato. Solo silenzio. Tu scrivi, loro non rispondono. Tu provi a capire, loro spariscono. E la cosa più assurda è che non c’è nemmeno un perché da inseguire: semplicemente ti ignorano.


È vero, ognuno è libero di fare ciò che vuole, ci mancherebbe. Nessuno è obbligato a restare, a parlare, a spiegare. Ma c’è una cosa che non passa mai di moda, né online né fuori: il rispetto. Quella piccola, grande forma di educazione che non costa nulla, ma che fa la differenza. Perché chiudere una porta è legittimo, farlo sbattendola in faccia agli altri è solo mancanza di stile.


E la cosa più curiosa è che questo fenomeno non è raro. Accade più spesso di quanto si pensi. Persone che un giorno sembrano interessate, presenti, quasi entusiaste di averti trovato… e il giorno dopo diventano ombre. Non c’è un addio, non c’è una spiegazione, non c’è nemmeno quel minimo gesto che chiude con dignità. Solo sparizione.


E tu resti lì a chiederti cosa sia successo. Hai detto qualcosa di sbagliato? Hai scritto troppo? Hai scritto troppo poco? Hai risposto troppo in fretta? Hai risposto troppo tardi? La verità è che non c’è una verità. A volte la gente cambia idea, si annoia, si distrae, si spaventa, si confonde. E invece di dirlo, preferisce il silenzio. Perché il silenzio, oggi, è diventato la scorciatoia più comoda.


Ma comodo non significa giusto. Perché ignorare qualcuno non è mai neutro. È un gesto che pesa, anche se chi lo compie finge che non abbia conseguenze. E pesa perché tocca quella parte di noi che crede ancora nelle relazioni sincere, nei legami che si costruiscono con un minimo di cura.


Alla fine, tutto si riduce a una parola che sembra antica, ma che è più moderna di qualsiasi trend: rispetto. Rispetto per il tempo degli altri, per le emozioni degli altri, per la semplice educazione che rende il mondo — e i social — un posto meno caotico. Non serve molto: basta dire “non me la sento”, “non ho tempo”, “non è il momento”. Tre secondi. Tre parole. E invece, troppo spesso, si sceglie il nulla.


Il nulla che taglia, il nulla che confonde, il nulla che lascia sospesi. 

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Cap.1 La settimana dik Sanremo 2026. Lunedì 23 febbraio 2026: è la vigilia del festival della canzone italiana di Sanremo; sono contento è una bella giornata, questa mattina ho ascoltato la musica, quanti ricordi legati al festival di Sanremo, di quando il festival diventava l'occasione per organizzare serate in compagnia di vicini di casa, amici, parenti ecc.; una pizza, una spaghettata, un panino, bastava poco per trascorrere delle belle serate in allegra compagnia; c'era il festival di Sanremo; poi lo spettacolo alla tv e soprattutto le canzoni, e poi, a notte fonda, dopo la prima serata già canticchiavo le canzoni in gara, e poi la seconda serata del festival, un'altra giornata di festa, di attesa e poi la seconda serata e poi il gran finale, il sabato sera con l'attesa di sapere chi avrebbe vinto il festival. La domenica mattina già suonavo le mie canzoni preferite del festival al pianoforte. Negli anni, il fascino del festival è rimasto immutato ma è cambiato il modo di concepire, gestire organizzare il festival, aimè, col tempo, le belle serate legate al festival, sono rmaste un bel ricordo d'altri tempi, belli gli spettacoli a Sanremo ma, le canzoni? Poche quelle belle purtroppo e non è solo un fatto di gusti. Il Dio Denaro, ha rovinato anche il festival della canzone italiana di Sanremo, ma d'altro canto, il festival di Sanremo da sempre rispecchia il paese Italia in ogni sua epoca.

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