Evviva la pioggia, monologo d'arte ad essa ispirata.

Questa mattina finalmente, dopo tanto caldo è tornata la pioggia ed ecco un monologo d'arte ad essa ispirato:

Fuori piove forte, una pioggia che batte sui marciapiedi e costringe la gente a correre verso il primo riparo. Tre donne entrano in un bar, un po’ infreddolite, un po’ bagnate, con quell’aria di chi cerca calore più che asciutto. Si tolgono le scarpe quasi senza pensarci, per asciugare i piedi, per stare comode, per sentirsi al chiuso davvero. Scalze, si sistemano attorno a un tavolino vicino alla vetrata, mentre il bar profuma di caffè appena fatto.

Il barista porta tre tazze fumanti. Le donne avvicinano le mani al calore, sorridono, si rilassano. Fuori la pioggia continua a cadere, ma dentro c’è un silenzio morbido, un piccolo rifugio.

E sotto il tavolo, quasi per caso, parte un piedino innocente. Un tocco leggero, di quelli che nascono senza intenzione: un piede che sfiora l’altro mentre si sistema, un sorriso che segue quel contatto. Nessuna malizia, solo gioco, condivisione, confronto, come se quel gesto fosse un modo per dire “siamo qui, insieme, al riparo”.

La prima donna ride piano: «Scusa, ti ho sfiorata.» «Tranquilla» risponde l’altra, muovendo il piede con la stessa leggerezza. La terza osserva, sorride, e si unisce con un tocco lieve, come un brindisi fatto con i piedi invece che con i bicchieri.

Il piedino diventa un piccolo dialogo silenzioso: un piede che avanza, uno che risponde, uno che si ritira e poi torna. È un gioco semplice, spontaneo, che accompagna il rumore della pioggia e il profumo del caffè. Ogni sorso caldo sembra sciogliere un po’ di timidezza, ogni tocco sotto il tavolo aggiunge un filo di complicità.

Fuori il mondo è grigio, bagnato, rumoroso. Dentro, tre donne scalze ridono piano, condividono un momento che non hanno programmato, un piedino che non è altro che un gesto di amicizia, curiosità, confronto leggero.

Quando la pioggia rallenta, le tre finiscono il caffè. Si rimettono le scarpe, senza fretta. Si guardano, sorridono, come se quel piccolo gioco avesse reso la mattina più calda.

E mentre escono, la pioggia riprende. Ma loro, ormai, hanno il loro momento di complicità da portare con sé. 

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Settembre.

Il caffè di questa mattina.