L'arte.
in questa calda notte surrealed di luglio, il bel ricordo delle notti a chiacchierare con le gentili signore dei miei gruppi dedicati, in particolare durante le notti della pandemia, per tirarci un pò sù+, sognavamo, immaginavamo belle notti tutte insieme scalze a chiacchierare; così, in questa bella notte surreale di luglio, quel ricordo mi ha ispirato dei versi, nulla di trascendentale, dei versi poetici per esaltare la bellezza dell'arte infinita, dell'arte senza confini ma con un unico confine, il rispetto per la persona.
*La notte delle amiche scalze*
È notte fonda.
Un gruppo di donne scalze è seduto in cerchio, fuori, sul pavimento ancora tiepido. Nessun rumore, solo il silenzio notturno che le avvolge.
Chiacchierano sotto voce. Poche parole, quelle vere. Ridono piano, si raccontano la giornata, i pensieri, le piccole cose.
L’aria è fresca e le rende complici.
E mentre chiacchierano, avvolte dal silenzio della notte, parte innocente.
In spirito di amicizia, parte *il piedino tra donne*.
All’inizio timido. Un piede che si allunga e ne cerca un altro.
Poi un altro ancora.
Piedi che si cercano, si trovano, si incontrano.
Nudi o con calze di nylon leggere, non importa. L’importante è esserci.
Comincia il gioco.
Si sfiorano, si accarezzano, si uniscono.
Creano belle coreografie d’arte: si mescolano, si intrecciano, si sovrappongono.
Un alluce incontra un tallone, una pianta incontra un’altra pianta, le dita si annodano per un attimo come in un fraterno abbraccio.
Nessuna parola serve. Si fanno compagnia così.
Nel cerchio, i piedi disegnano figure che solo loro capiscono. Avanti, indietro, in tondo. Un balletto muto e dolce.
La notte diventa bella.
Diventa surreale, sospesa tra le chiacchiere basse e quei tocchi leggeri.
Il cielo piano schiarisce. Si sveglia il nuovo giorno.
E loro sono ancora lì, in cerchio.
Stanche, contente, con i piedi intrecciati al centro.
Perché l’importante non era dove erano...
L’importante era esserci. Insieme.
*Continua...*
L’alba entra piano tra le foglie. Una luce chiara colora i loro volti assonnati.
Nessuna si alza. Restano così, in cerchio, con i piedi ancora uniti al centro.
Qualcuna sospira. Qualcuna appoggia la testa sulla spalla dell’altra.
I piedini continuano il loro gioco, più lento ora. Non più coreografie, solo contatto.
Una pianta che si appoggia a un’altra. Un tallone che cerca calore. Le calze di nylon frusciano piano, quelle nude si toccano calde.
"Che notte" dice una sottovoce.
"Sì" risponde un’altra. "La più bella".
Il silenzio notturno se n’è andato, ma ne è arrivato uno nuovo. Quello del mattino.
Gli uccelli iniziano. L’aria sa di rugiada.
E in mezzo a tutto questo, i piedi continuano a parlarsi. A dirsi "ci sono", "grazie", "buongiorno".
Poco a poco si sciolgono. Ritirano i piedi, li rimettono nei sandali, si stirano.
Ma nel cerchio, per qualche minuto ancora, resta l’impronta di quel fraterno abbraccio fatto di piedi, di voci basse e di una notte che non voleva finire.
Si alzano.
Si prendono a braccetto.
E vanno a fare colazione insieme, con il ricordo di quella danza nel cuore e la promessa che si sarebbero riviste la notte dopo.
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