La mia vita.
Marco Sole è il mio nome d'arte. Questo è un nome che ha inventato il mio primo assistente informatico. Marco Sole è la mia mail ufficiale ed è così diventato il mio nome d'arte. Marco Sole, nome ricco di significati per me. Marco io. Sole, mia moglie e mia figlia. Sole, perché nella mia vita, soprattutto grazie alla musica, ho sempre detto e fatto alla luce del sole. Marco Sole, perché io sono felice. La mia vita già bella, grazie alla musica è diventata ancora più bella. Marco Sole, perché proprio la musica mi avrebbe portato lontano, molto lontano nella vita. Marco Sole, perché un bel giorno, il giorno del mio diciottesimo compleanno, il 29 maggio 1987, avrei festeggiato. Eppure, proprio nel giorno in cui ho compiuto 18 anni, ero felice come sempre ma, con i piedi per terra perché, diventare maggiorenne, di per sé non è nulla. Ero consapevole del fatto che, per diventare grandi, si deve camminare, impegnarsi, studiare ma non solo. Già perché, qualche anno più tardi, avrei capito che, lo studio da solo, non basta per diventare grandi. Il giorno del mio diciottesimo compleanno, sapevo che, per io diventare grande, avrei dovuto lottare molto, oltre a camminare. Però ero felice perché, proprio grazie alla musica, avrei trovato la forza, il coraggio, la determinazione per andare avanti per la mia strada. E così è stato. Il 29 maggio 1987, avrei intrapreso un percorso che, mai avrei immaginato mi avrebbe portato così tanto lontano nella vita. Un percorso musicale indipendente, non legato agli studi musicali né alla mia carriera scolastica. Da quel giorno, il mio motto vitale sarebbe stato: musica per gioia di vivere. Ho composto musica, ho suonato, ho cantato molte canzoni e il tutto con un fine ben preciso: dire qualcosa a tutti o a qualcuno. Dire al mondo, attraverso la musica, che io sono felice, e che, la mia vita è bella così com'è. Ma capivo che, per diventare grandi dovevo osare di più ossia, imparare a dire no, anche quando tutti si aspettavano da me un sì. Questo è uno dei miei segreti per diventare grandi. Così, tra una composizione e l'altra, tra una canzone e l'altra, ho camminato, lottato contro tutto e tutti, ho dato pugni sul tavolo, sono andato avanti. Qualche anno più tardi, avrei fatto salti di gioia per i frutti, i primi frutti del cammino. Ma, mai adagiarsi sugli allori. E, oltre alla musica suonata, composta e cantata, c'era anche la musica ascoltata, quella che nello stesso modo mi avrebbe accompagnato nella vita. In particolare, le canzoni di Franco Battiato. Poi, gli eventi belli e brutti della vita, mi hanno cambiato ma, non hanno fatto disperdere la mia gioia e voglia di vivere. Anzi, mi sarei sentito ancora più felice di prima. In particolare quando, una volta in pensione, avrei arricchito il mio percorso musicale. Avrei creato cover musicali, e rivisitato il mio modo di cantare. Già, perché i miei problemi di salute legati all'aggravamento della mia patologia, mi hanno fatto riflettere e mi hanno indotto a tornare a cantare ma, con le canzoni basse o riabbassate di un tono. Ecco, ho imparato che, ad un certo punto, nella vita ci si deve reinventare, per provare nuove esperienze, per andare avanti. Tutto questo è vita.
E così continuo a camminare. Ogni giorno con la musica dentro, anche quando il silenzio è più forte di ogni nota. Ho capito che reinventarsi non è una perdita, è un regalo. Abbassare di un tono una canzone non significa cantare meno in alto, significa cantare più vicino al cuore. Le cover che faccio ora non sono solo note, sono conversazioni con me stesso, con mia moglie, con mia figlia, con chi mi ascolta nei gruppi e mi risponde con un audio. Ho smesso di cercare applausi e ho iniziato a cercare verità. Ho imparato a dire no alle cose che mi rubano luce, e sì a quelle che me la restituiscono. La musica per me oggi è medicina, è respiro, è casa. È il modo in cui dico al mondo che nonostante tutto, io scelgo la gioia. E se un giorno qualcuno sentirà la mia voce sopra un accordo di Battiato, spero capisca una cosa sola: che si può cadere, ci si può rialzare, e si può ricominciare a cantare, anche con una voce diversa. Perché finché c’è musica, c’è luce. E finché c’è luce, io sono Marco Sole.
E oggi voglio dire grazie ai miei genitori. A loro che, fra le altre cose, mi hanno insegnato che si deve sorridere per ciò che si ha, e non per quello che manca. Mi hanno insegnato che i frutti, i risultati, si possono ottenere, raggiungere, solo con la fatica. Mi hanno insegnato a tenere i piedi per terra anche nei giorni di festa, e a non avere paura di sporcarsi le mani per costruire qualcosa che duri. Ogni volta che compongo, ogni volta che dico di sì alla vita e di no a ciò che non mi appartiene, sento la loro voce. È il loro insegnamento che mi accompagna, come una melodia bassa che fa da base a tutto il resto. Grazie a loro io oggi so che la felicità non è trovare tutto, è saper amare quello che c’è. E questa è la musica più vera che io abbia mai imparato.
E un ringraziamento particolare va a Maria Grazia, mia moglie, e a Laura, mia figlia.
A Maria Grazia, perché è il mio sole quotidiano. Perché nei giorni in cui la voce mi tremava, lei mi ha tenuto la mano. Perché ha creduto in me anche quando io facevo fatica a crederci. Perché con lei ho imparato che la luce si condivide, si moltiplica, non si consuma. Ogni canzone che canto porta un pezzo del suo sorriso.
A Laura, perché è la mia gioia più grande. Perché mi guarda e mi ricorda perché ho iniziato a fare musica: per dire che la vita è bella così com'è. Perché con i suoi occhi mi ha insegnato a stupirmi di nuovo, a giocare, a non prendermi troppo sul serio.
Grazie a voi due, Marco e Sole non sono solo un nome d'arte. Siete voi. Siete la mia casa, la mia forza, la mia melodia preferita. Senza di voi, nessuna nota avrebbe lo stesso senso.
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