Monologo d'arte ispirato dall'atmosfera in piscina a Grumello del Monte.

*Complice un idromassaggio in piscina, complice l’acqua che bolle...*


All’Acquaclub di Grumello del Monte è quasi orario di chiusura. Le luci sono basse, solo i led dell’idromassaggio colorano l’acqua di blu.


In vasca ci sono solo due donne: *Maria Grazia*, cliente abituale, e *la Signora*, la proprietaria. Accappatoio appoggiato sul bordo, piedi già a mollo.


La Signora accende i getti: “È l’ora migliore. Niente bambini, niente caos. Solo bolle.”  

Maria Grazia si lascia spingere dall’acqua: “Questo idromassaggio è il mio ufficio segreto.”


Si sistemano una di fronte all’altra, sedute sul gradino sommerso. L’acqua arriva alla vita, ginocchia piegate. I getti spingono da sotto.


Si guardano. Non parlano.


La Signora allunga piano la gamba destra. Maria Grazia risponde con la sinistra.  

Pianta contro pianta, sott’acqua.


Prima contatto leggero, solo le dita. Poi premono. Tallone contro tallone, alluce che cerca l’alluce.  

L’idromassaggio le fa scivolare, ma restano incollate.


Maria Grazia spinge un po’ per farle perdere l’equilibrio. La Signora contrattacca facendo il solletico con le dita dei piedi sulla caviglia.  

Risata trattenuta, bolle in faccia.


Cambiano piede. Destro contro destro. Intrecciano le dita. Spingono, cedono, si cercano.  

Nessuna vince, nessuna perde. Solo piedi che giocano con i piedi, sott’acqua, una di fronte all’altra.


La Signora muove solo il tallone, fa scivolare la pianta di Maria Grazia verso il getto più forte.  

Maria Grazia serra le dita del piede, aggancia la caviglia della Signora e la riporta al centro.  

Sott’acqua è una danza lenta: spinte, resistenze, scivolate.


I getti aumentano. Le bolle nascondono tutto, tranne il contatto.  

La Signora appoggia l’alluce sull’arco del piede di Maria Grazia e preme piano, come a dire “trovata”.  

Maria Grazia risponde infilando le dita tra le sue, intreccio stretto. Pianta contro pianta, dita contro dita.


Si tengono così. L’acqua spinge da sotto, loro resistono solo con i piedi.  

Nessuna parola. Solo il rumore delle bolle e due paia di piedi che si cercano, si sfidano, si tengono.


La Signora cede per prima: molla la pressione e lascia scivolare il piede lungo il polpaccio di Maria Grazia, fino alla caviglia. Poi risale.  

Maria Grazia chiude gli occhi, appoggia la fronte sul bordo, ma i piedi no. I piedi restano lì, uno contro l’altro.


Maria Grazia riapre gli occhi. La Signora la guarda e con la punta del piede le disegna un cerchio lento sulla pianta.  

Niente parole. Solo quel cerchio sott’acqua, in mezzo alle bolle.


Maria Grazia risponde: separa l’alluce e il secondo dito, pizzica leggero la pelle del collo del piede della Signora.  

Un sussulto. La Signora trattiene il fiato, poi preme con tutto il piede contro il suo, come a dire “tocca a me”.


Adesso è spinta contro spinta. Pianta che scivola su pianta, tallone che cerca il tallone.  

I getti le sbilanciano, ma loro si ritrovano sempre. Dita che si agganciano, si lasciano, si riprendono.


La Signora sale con il piede lungo la tibia di Maria Grazia, lenta, fino al ginocchio. Poi ridiscende, traccia ogni osso della caviglia con l’alluce.  

Maria Grazia fa lo stesso: percorre il suo piede dal tallone alle dita, una per una, come se le contasse.


Si fermano così, fronte contro fronte del piede. Immobili.  

L’idromassaggio spinge, le piante restano incollate. Dieci secondi, venti.  

Solo acqua che bolle e due piedi che non si vogliono staccare.


La Signora rompe l’immobilità: ruota la caviglia e fa scivolare la pianta di Maria Grazia di lato, verso il getto.  

Maria Grazia ride con gli occhi e contrattacca: punta il tallone e blocca il piede della Signora contro il gradino.  

“Seduta” di piedi sott’acqua.


La Signora muove solo le dita, come se suonasse un piano invisibile sulla pianta di Maria Grazia.  

Solletico leggero, a scatti. Maria Grazia stringe le labbra per non ridere, ma il piede le trema.  

Per vendicarsi, infila l’alluce tra l’alluce e il secondo dito della Signora e tira piano.


“Sciogli il nodo” sussurra la Signora, senza voce, solo muovendo le labbra.  

Maria Grazia lascia. La Signora ne approfitta: fa passare il suo piede sopra quello di Maria Grazia, lo schiaccia leggero, poi scivola via.  

Di nuovo libere. Di nuovo a cercarsi.


Si ritrovano pianta contro pianta al centro della vasca. Questa volta spingono forte, testarde.  

I getti ruggiscono sotto, le gambe tremano, ma nessuno dei due piedi molla.  

Finché l’idromassaggio stacca da solo, timer di fine ciclo.


Silenzio improvviso. Acqua piatta. Solo due paia di piedi ancora incollati, che non hanno capito che il gioco è in pausa.


La Signora scioglie per prima. Ritira il piede piano, dita che sfiorano per ultime.  

Maria Grazia resta lì un secondo, poi appoggia i talloni sul fondo.


Si guardano.


La Signora allunga di nuovo il piede, stavolta senza sfida. Solo un tocco.  

Pianta contro pianta, leggero. Un saluto.  

Maria Grazia risponde allo stesso modo: preme piano, poi lascia. Due volte. Come un punto alla fine della frase.


“Orario di chiusura” dice la Signora, con la voce bassa.  

Maria Grazia annuisce. Si alzano insieme, lente. L’acqua scivola via dalle gambe, dai piedi.


Sul bordo, quattro impronte bagnate vicine.  

La Signora raccoglie l’accappatoio: “Domani stessa ora. I getti li accendo io.”  

Maria Grazia sorride, infila le ciabatte: “Complice un idromassaggio, ci sarò.”


Spengono le luci. La vasca torna buia.  

Restano solo due scie d’acqua sul pavimento, che vanno verso l’uscita. Insieme.


*Fine.*


Complice un idromassaggio, era nato un gioco. Complice un piedino, è nata un’abitudine. 

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