La partita.
Monologo d'arte. partita Norvegia-Francia.ilogo.
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partita Norvegia Francia, tre donne sono al bar: una norvegese, l'altra francese, e Maria Grazia. Fischio d'inizio, la partita comincia e, complice un sorriso delle tre donne e una birra fresca, ecco che sotto il tavolo parte, in modo innocente, amichevole, di condivisione e conoscenza, sul ritmo della partita, parte il piedino fra le tre donne.
Il bar è pieno, ma il tavolino delle tre donne sembra avere una sua atmosfera speciale. Ingrid, la norvegese, alta e bionda, sorride tranquilla. Claire, la francese, ha occhi vivaci e gesticola anche quando non serve. Maria Grazia è elegante, calma, con quella scintilla che accende tutto.
Fischio d’inizio. Le tre sollevano i bicchieri. «Alla partita!» dice Ingrid. «E alla nuova compagnia!» aggiunge Claire. Maria Grazia sorride: «E alla birra fresca, che aiuta sempre.»
Sotto il tavolo, però, succede la magia delle cose non programmate. Un tocco leggero parte dalla norvegese, forse involontario. La francese ride: «Oh, pardon!» Maria Grazia avverte lo sfiorare e risponde con un tocco altrettanto leggero, come dire: tranquilli, siamo tra amiche. E così, senza che nessuna lo decida davvero, nasce un piedino a tre, fatto di curiosità, simpatia e conoscenza reciproca. Ogni azione in campo sembra avere una risposta sotto il tavolo: un passaggio lungo, un tocco leggero; un tiro in porta, un doppio sfiorare; un fallo fischiato, tre piedi che si ritirano insieme e poi ripartono ridendo.
A metà del primo tempo, la Francia sfiora il gol. Claire sobbalza, muove il piede e colpisce quello di Ingrid. Ingrid ride e risponde. Maria Grazia commenta: «Ragazze, qui sotto state facendo più gioco della Norvegia.» Le altre due scoppiano a ridere. E il piedino continua, sempre innocente, sempre amichevole, sempre complice.
Poi arriva il momento in cui Ingrid sbuffa: «Questi sandali mi danno fastidio… via!» Li sfila. Claire la guarda e ride: «Allora lo faccio anch’io, ça va!» Anche lei resta scalza. Maria Grazia sorride: «Beh… non posso essere l’unica con le scarpe.» E così, in pochi secondi, tre paia di piedi nudi si ritrovano sotto il tavolo, freschi, liberi, pronti a muoversi.
Senza scarpe, tutto diventa più morbido e spontaneo. Il piede di Ingrid è sportivo, quello di Claire elegante, quello di Maria Grazia accogliente. Ogni azione in campo ha una risposta sotto il tavolo. È un piccolo balletto internazionale.
Arriva un contropiede della Francia. Claire si agita, muove il piede nudo e colpisce Ingrid. Ingrid scatta e colpisce Maria Grazia. Maria Grazia sobbalza e colpisce entrambe. Sotto il tavolo è un flipper di piedi scalzi. Il barista si gira: «Signore… tutto bene?» «È la partita, ci coinvolge molto» risponde Ingrid.
Poi arriva il gol della Francia. Claire esplode: «GOOOOL!» Il suo piede nudo parte come un razzo e colpisce quello di Ingrid. Ingrid sobbalza, urta Maria Grazia. Maria Grazia colpisce entrambe. Sotto il tavolo è un terremoto di piedi scalzi. «Ma è colpa del gol!» dice Claire. «No, è colpa dei vostri piedi francesi troppo vivaci!» risponde Ingrid. «Ragazze, qui sotto fate più movimento del centrocampo» ride Maria Grazia.
Pochi minuti dopo, la Norvegia pareggia. Ingrid urla: «YES!» Il suo piede nudo scivola avanti e tocca quello di Maria Grazia. Maria Grazia risponde. Claire si unisce. È come un abbraccio a tre, ma fatto con i piedi. Il barista osserva e scuote la testa: «Queste tre… tifano anche con i piedi.»
Arriva un’azione confusa in area. La palla rimbalza, la telecronaca urla, il bar trattiene il fiato. E sotto il tavolo succede un autogol perfetto: Ingrid spinge il piede, Claire lo evita, Maria Grazia cerca di mediare, e tutti e tre i piedi si intrecciano in un nodo buffissimo. «Questo sì che è un autogol!» dice Maria Grazia. «Ma almeno è divertente!» risponde Claire. «E non vale nel punteggio!» aggiunge Ingrid.
Quando arriva il gol decisivo della partita, qualunque squadra lo segni, le tre donne non guardano nemmeno lo schermo. Sono troppo impegnate a ridere, a brindare e a toccarsi i piedi nudi in un piccolo gesto di complicità: un piede norvegese, uno francese, uno italiano. Tre culture, tre risate, tre piedi scalzi che si sono trovati.
Epilogo. La partita finisce. Il bar si svuota piano piano, ma al tavolino delle tre donne c’è ancora quell’aria speciale. Ingrid si stiracchia, il piede nudo che sfiora quello di Maria Grazia come un saluto. Claire finisce la birra: «Non so chi abbia vinto davvero… la Francia o noi tre sotto il tavolo.» Maria Grazia sorride: «Direi che abbiamo pareggiato tutte. E ci siamo divertite.»
Sotto il tavolo, i tre piedi nudi si toccano un’ultima volta, piano piano, come un brindisi silenzioso. Poi rimettono le scarpe, senza fretta. Ingrid dice: «Se gioca di nuovo la Norvegia, io torno qui.» Claire: «E io porto il vino francese.» Maria Grazia ride: «E io… porto i piedi.» Le tre ridono, si salutano e si allontanano, lasciando dietro di sé un tavolino che, per un’ora, è stato il centro del mondo.
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