La notte.
Vivere la notte ha un altro ritmo.
C’è un gruppo WhatsApp che ci tiene svegli con le parole e non con il rumore: *“E poi arriva la notte”*.
È lì che, di tanto in tanto, la mia notte comincia davvero.
C’è una bellezza che appartiene solo al silenzio notturno.
Bergamo dorme. La città trattiene il fiato.
Alle *03:00 del mattino* la mia sveglia suona, ma non è una costrizione.
È l’appuntamento con la mia pace interiore. Con una felicità semplice.
Mi siedo alla tastiera.
Scrivo sul mio blog personale. Compongo versi.
Creo musica a tavolino, nota dopo nota, nel silenzio.
Di notte è tutto diverso. È più surreale, più vero.
Le idee non urlano. Si posano.
E poi succede la parte che amo di più.
Qualche gentile signora del gruppo *“E poi arriva la notte”* lascia un saluto.
Un pensiero, un “buona veglia”, una luna fotografata dal balcone.
Io, immerso in quel silenzio, lo ascolto. Lo abbraccio.
Medito. Penso. Rifletto. Prego.
È il mio momento. Tutto mio.
Uno spazio senza notifiche urgenti, che mi serve a ricaricare le pile per il giorno che sta per nascere.
È bello accogliere l’alba già in piedi, con la tazza vuota sul tavolo.
Lo so: ho i miei mal di testa. I dolori alle cavità oculari non vanno in vacanza di notte.
Eppure questo tempo mi fa bene.
Non succede tutte le notti, per fortuna. Ogni tanto sì. E ci sta.
Forse è anche il bello della pensione: potersi concedere queste veglie.
Senza allarmi da correre, senza orari da inseguire.
Solo io, la tastiera, e il silenzio.
È un’esperienza particolare. Bella. Surreale.
Tutto questo, in fondo, è vita.
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