La notte.

Sono le 03:20 del mattino.  


Il silenzio di questa notte è pieno, denso, vivo. Siamo nel cuore del secondo conto alla rovescia e io sono felice.  


Penso alle uscite che mi attendono.  

Alle prime colazioni lente, con la luce che taglia il tavolo.  

A qualche pranzo wow, di quelli che ti restano in bocca e nella testa.  

Ai sabati di Maria Grazia, che hanno il sapore del rito e della leggerezza.  


Penso al mondiale di calcio che renderà queste giornate ancora più belle, con le partite da urlare o da guardare in silenzio, complice il caldo.  

Penso al Tour de France, dal 4 al 26 luglio, alle salite che tolgono il fiato anche dal divano, alle fughe che tengono incollati.  


Penso alla musica da provare, comporre e registrare. Alle note buttate giù alle tre di notte che magari all’alba hanno già un senso.  


Insomma, tutto questo mi basta per dire che sono felice.  


Chissà, magari, come ciliegina sulla torta potrei avere una bella sorpresa: assistere la mia signora in qualche numero d’arte di piedino tra donne. Ho tanto bisogno di ridere, wow.  


E rido già, da solo, in questo silenzio delle 03:20 che non è mai vuoto.  


Rido pensando alle bandiere appese ai balconi per il mondiale, al giallo del Tour che entra in casa ogni pomeriggio, alle playlist storte che nascono quando fuori tutti dormono.  


Rido all’idea di Maria Grazia che il sabato si inventa un altro piano, un’altra scusa per trascinarmi fuori a fare colazione alle undici, quando il mondo ha già pranzato.  


Rido perché il conto alla rovescia va avanti, ma io non ho fretta. Ogni tappa è già un arrivo. Ogni partita è già una festa. Ogni nota abbozzata è già musica.  


E se poi arriva davvero quella ciliegina, quel numero d’arte di piedino tra donne con la mia signora protagonista, allora giuro che scoppio. Di risate, di stupore, di quella felicità che non chiede permesso.  


Per ora mi basta questo: la notte viva, i pensieri in fila come tappe, e la certezza che da qui in poi può solo essere bello.  


Sono felice. Wow.  


E resto qui, con gli occhi che non bruciano nonostante l’ora, perché questa notte ha un sapore diverso.  


Le 03:20 non pesano quando hai il mondiale che ti tiene compagnia con le repliche, il Tour che scalpita dietro l’angolo e una chitarra appoggiata al muro che sembra chiamarmi.  


Penso ai pranzi wow che devo ancora assaggiare, a quei piatti che ti fanno chiudere gli occhi al primo boccone e dire “ecco, era questo”.  

Penso ai sabati di Maria Grazia, alle sue risate che iniziano già dal caffè e non finiscono più, nemmeno quando il sole cala.  


Penso a luglio che arriva con le sue salite, i suoi scatti, le sue bandiere al vento. Con l’Argentina che difende il titolo e la Francia che insegue, con i tornanti del Tour dove si decide tutto in un respiro.  


E penso alla musica. A quella che devo ancora provare, sbagliare, comporre alle tre di notte e registrare quando fuori c’è solo il primo autobus. A quella che magari, chissà, farà da colonna sonora a tutto questo.  


Sono felice perché il conto alla rovescia non è attesa: è già vita.  

Sono felice perché ogni dettaglio è un regalo che mi sono fatto da solo.  


E se poi la ciliegina arriva davvero, se vedo la mia signora mettersi in gioco in quel numero d’arte di piedino tra donne, con quella grazia sfrontata che solo lei ha, allora sarà festa grande.  

Riderò fino a svegliare il palazzo. Riderò di gusto, come si ride solo quando la vita ti sorprende.  


Per adesso mi godo questo silenzio pieno.  

Per adesso mi basta dire: sono felice. Wow.
Sono giunto a questo momento a me favorevole, dopo dei mesi non troppo esaltanti; infatti,  dopo un gennaio e febbraio bellissimi, da marzo, nonostante non sono mancate le belle giornate, ero un pò giù, ma da giugno, ho ritrovato tono e morale. 

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